sabato, Febbraio 7, 2026
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Sydney Sweeney, i jeans e l’assurda caccia al repubblicano

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Sydney Sweeney è repubblicana. E noi, sinceramente, potremmo anche far finta di niente. Ma si sa, è estate, le notizie scarseggiano e bisogna pur riempire pagine e palinsesti: ed ecco che nasce la nuova polemica balneare.

Dopo la celebre “querelle dei jeans” – che più che indignazione ha prodotto solo pubblicità gratuita e un inatteso boom di vendite – siamo ora passati al capitolo “orientamento politico dell’attrice di Hollywood”. Una rivelazione che, senza la miccia della polemica, sarebbe finita in mezza riga di cronaca rosa. E invece no: adesso diventa questione di Stato, analizzata al microscopio come se dalla scheda elettorale di Sydney Sweeney dipendesse il destino dell’Occidente. Una questione così tanto di Stato che manco il Presidente Trump ne sapeva nulla e intervistato a riguardo era praticamente spiazzato dalla risposta da dare al cronista.

Ma il 2025, si sa, è l’anno della “caccia al repubblicano”. In altre epoche si cercava altro; oggi si cerca lui, ovunque si nasconda. Dopo il caso Prevost – un interminabile tira e molla che ha coinvolto persino il fratello, naturalmente trumpiano convinto – siamo passati dalla chiesa al cinema. Un ritorno in grande stile, perché la polemica, per essere gustosa, va sempre servita con un tocco di mondanità.

Qui il più grande colpo: anche il Papa può essere repubblicano. Siamo arrivati al punto che qualcuno, nella foga di smascherare ogni possibile repubblicano, probabilmente si è persino immaginato la scena: il Pontefice che, tra un’udienza e l’altra, telefona ai Village People per invitarli a un concerto in Piazza San Pietro, o magari organizza qualche altra stravaganza degna di un cabaret anni ’70 e da MAGA. Un’immagine che rasenta la satira, ma che fotografa bene l’assurdità della situazione.

E quando si è toccato il Papa, l’arco costituzionale – o forse dovremmo dire “arcopolitico” – era praticamente completo. Si è passati dal pulpito al set cinematografico, dalla Curia a Hollywood, senza risparmiare nessuno, in una sorta di campionato mondiale di indignazione preventiva. Perché veramente rasenta lo sparare sulla croce rossa dar della repubblicana a Sydney Sweeney. Tra poco toccherà ai pinguini, accusati di inclinazioni conservatrici, o a qualche panda sospettato di avere un debole per le politiche fiscali di Reagan.

Morale della favola? Nel bel mezzo dell’estate, con problemi reali che bussano alla porta, ci ritroviamo a discutere di cosa vota Sydney Sweeney. Una polemica politica dal peso culturale… beh, diciamo di “tessuto leggero”. Anzi, sottilissimo, come i jeans da cui tutto è iniziato.

E per onestà intellettuale, va anche detto: di repubblicane ce ne sono di ogni tipo. Non tutte indossano denim, e non tutte venerano Trump. Ma provate a dirlo a chi vive di caccia grossa al repubblicano: rischiate che vi mettano in lista pure voi.

giorgiocegnolli
giorgiocegnolli
Spirito polemico e indipendente, non cerca consensi facili né amicizie di circostanza. La politica resta la sua più grande passione.

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