‘’Vi mostro Lei, la borsa che ho comprato’’ e altri obbrobri a cui dovremmo dire BASTA !

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Sembra una sciocchezza solo per le orecchie grammaticalmente più sopraffine, eppure questo errore dice tanto sulla nostra società, infatti dietro a un’apparente innocenza linguistica, si cela un’abitudine che sta modificando il nostro modo di guardare – e valutare – ciò che ci circonda. ‘’Ecco, ora vi mostro lei’’ potrebbe essere l’introduzione ad un nuovo video in cui l’influencer di turno presenta la sua nuova borsa; oppure ‘’Oggi al mercato ho comprato lui, guardate quanto è bello!’’. 

Dal punto di vista grammaticale, la regola è chiara: in italiano, i pronomi personali “lui” e “lei” si usano per persone, e in alcuni contesti per animali, mai per oggetti. Dire “lui è comodo” parlando di un cappotto, o “lei è bellissima” riferendosi a una borsa, è scorretto. Si tratta di un uso improprio che non trova giustificazione nemmeno nel parlato informale. Per riferirsi agli oggetti è invece corretto utilizzare aggettivi o pronomi dimostrativi, ad esempio: ‘’Ecco, ora vi mostro questa borsa’’ oppure ‘’Oggi al mercato ho comprato questo, guardate quanto è bello!’’. 

Questo obbrobrio linguistico è peggiore anche di un congiuntivo sbagliato o di un ‘piuttosto che’ utilizzato come sinonimo di ‘oppure’ infatti in questi casi l’errore grammaticale non porta con sè nessun retroscena sociale, invece l’errore nell’uso di pronomi personali per gli oggetti mette sullo stesso piano oggetti e persone, svilendo il valore di queste ultime. Pensate se qualcuno si riferisse a voi dicendo ‘’quella lì’’ o ‘’questo quaì’’, come ci rimarreste? Probabilmente male perchè prima di tutto ‘quello’ e ‘questo’, che sono pronomi dimostrativi che quindi si riferiscono alle cose: per le persone esistono i pronomi – appunto – personali. In secondo luogo si percepirebbe un senso di disprezzo nei nostri confronti perchè ci sentiremmo (anche se non conosciamo le regole della grammatica) parificati a degli oggetti. 

Quindi perchè dovremmo fare lo stesso con gli oggetti e ‘renderli’ persone? Umanizzare gli oggetti attraverso il linguaggio non è solo una questione stilistica e grammaticale, ma un segnale culturale. Trasformare un capo di abbigliamento o un qualsiasi altro oggetto in “lui” o “lei” attribuisce a quest’ultimo una centralità che un tempo spettava solo alle persone

Il linguaggio plasma il pensiero e influenza la nostra percezione della realtà quindi umanizzando gli oggetti attraverso le parole, si rischia di attribuire un valore che, simbolicamente, finisce per oscurare quello delle persone. E questo, in un’epoca in cui l’apparenza spesso prevale sull’identità, è un segnale da non sottovalutare. È come se ciò che si indossa avesse un’identità superiore a chi lo porta. Il rischio, allora, è quello di rovesciare il rapporto tra soggetto e oggetto: non è più la persona a rendere significativo il vestito, ma è il vestito a definire la persona.

francescamasin
francescamasin
Insegnante di Lettere e - per deformazione professionale - correttrice di bozze, inoltre qualche volta scrivo.

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