Gaza: Lettera al Direttore

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Premessa

Nella città di Trento la posizione della cittadinanza sta propendendo gradualmente verso una richiesta dura e stringente di una immediata presa di posizione istituzionale per fermare il conflitto in atto.

La componente studentesca ha espresso diverse voci di testimonianza chiedendo che sia immediatamente cessato ogni progetto di incentivazione alla collaborazione con Israele, allo stesso modo i sindacati hanno chiesto vigilanza, insieme alla chiesa cattolica per mezzo della Diocesi trentina, Acli trentine, Caritas i Terra santa e Banca Etica.

Politicamente parlando il Movimento di CasaPound si è espresso per la cessazione immediata del conflitto in corso.

Queste considerazioni non sono parole vane: siamo coscienti che ogni guerra porta con sé la propaganda e la contro propaganda e non si vuole arrivare a dedurre che l’attuale coincidenza di una componente terroristica molto forte, Hamas, insieme a un governo molto reattivo in Israele, porti alla conseguenza, da una parte, di una strage irreversibile del popolo di Gaza (si parla di insediamenti israeliani al posto delle attuali residenze per 1050 unità e della deportazione in Somalia e Sudan dei migranti e dei profughi palestinesi); nonché si vuole evitare la scivolata nel più disperato antisemitismo.

OGGI lo stesso Israele con la testimonianza della cittadinanza è in SCIOPERO GENERALE con l’occupazione di autostrade, mezzi pubblici e astensione dal lavoro dei funzionari. Certamente una manifestazione non da poco: si chiede l’immediato rilascio di tutti gli ostaggi e la fine dei combattimenti.

Non siamo infantili, sappiamo che da entrambe le parti non c’è la volontà di chiudere il conflitto, se non con la completa eliminazione di Israele secondo Hamas, o con la completa eliminazione di Hamas da parte di Israele. Le operazioni anti terrorismo che sono state effettuate precedentemente, contro l’autoproclamato Stato islamico, non hanno avuto questo riverbero e non sappiamo quanti siano in realtà i morti complessivi di questa ondata di integralismo che è forse la più grave dopo l’episodio delle Torri Gemelle in USA.

Premesso questo e con la certezza di non pubblicare un intervento che piacerà a tutti, intendo comunque dare voce a una posizione che probabilmente potrebbe aprire un margine di dialogo, attraverso la lettera al giornale di un nostro lettore.

Gentile Direttore,

Se Bruxelles non applica le proprie regole, la reputazione dell’Europa affonda insieme a Gaza. 

Il massacro a Gaza scorre sugli schermi e nei report delle Nazioni Unite, ma nei palazzi di Bruxelles il silenzio pesa più delle bombe. L’UE possiede leve economiche, commerciali e diplomatiche capaci di fermare — o almeno frenare — l’escalation israeliana. Eppure, finora, nulla di concreto: né sospensione dell’Accordo di associazione, né embargo sulle armi, né sanzioni mirate.
Un’inerzia che, giuridicamente e moralmente, trasforma l’Europa da spettatrice a compliceL’accordo “blindato” che l’Europa finge di non leggere. L’Articolo 2 dell’Accordo di associazione UE-Israele (2000) subordina tariffe zero, programmi Horizon ed Erasmus al rispetto dei diritti umani. La clausola è cristallina: se una parte viola quei principi, l’altra deve sospendere l’intesa. Diverse ONG — da Amnesty a Human Rights Watch — hanno chiesto lo stop immediato, citando “grave non-conformità” di Israele
La Commissione europea ha concluso che Israele viola materialmente il rispetto dei diritti umani secondo l’articolo 2 dell’Accordo di associazione, come confermato dalla revisione avviata nel 2024. Eppure, nelle riunioni dei ministri degli Esteri, la misura resta “in discussione”. Discus-che? Quando la clausola è essenziale, la discrezionalità non esiste: o si sospende, o si viola il proprio dirittoUn gigante economico che rifiuta di alzare la voce. L’Europa è il primo partner commerciale di Israele, assorbendo il 32 % del suo interscambio merci nel 2024, pari a oltre € 42 miliardi. Parliamo di dazi azzerati su quasi tutti i beni esportati e importati. Persino in pieno assedio di Gaza, l’interscambio è cresciuto di un ulteriore miliardo di euro. Eppure Bruxelles decide di “limitarsi alle condanne verbali”. 
Quale credibilità vanta l’UE quando congela 15 pacchetti di sanzioni contro la Russia, ma non uno solo contro Tel Aviv? L’effetto boomerang è devastante: in Africa, Medio Oriente e America latina il doppio standard europeo viene brandito da Mosca come prova dell’ipocrisia occidentale.  
Armi: il carburante made in Europe. Dal 2019 al 2023 Israele è diventato il quindicesimo importatore mondiale di sistemi d’arma; buona parte arriva da Stati membri come GermaniaItalia e Francia. Dopo l’assedio di Rafah, Berlino ha temporaneamente bloccato licenze per armamenti pesanti, riducendo l’export da € 327 milioni (2023) a poche decine di migliaia quest’anno — ma l’embargo comune resta tabù. Nel Parlamento europeo cresce la pressione: stop totale alle licenze, divieto di transito negli aeroporti e porti dell’UE, black-list per i ministri che auspicano deportazioni. Tuttavia il Consiglio rimane impantanato nel veto di paesi come Ungheria e Repubblica Ceca. Intanto, ogni missile europeo che attraversa il Mediterraneo “chiama per nome” la complicità di chi lo ha autorizzato. 
La disfatta diplomatica e il regalo a Putin. A dicembre 2024 il Consiglio Affari Esteri ha ribadito il sostegno alla soluzione a due Stati e chiesto “cessate il fuoco immediato”. Bellissime parole, zero conseguenze. Nel Sahel, dove mercenari russi addestrano giunte militari, la narrativa è semplice: l’Europa difende i civili in Ucraina ma non i bambini di Gaza. Il risultato? Calo di voto pro-Ucraina all’ONU e terreno fertile per la propaganda del Cremlino
Nel frattempo, Donald Trump ha già imposto sanzioni concrete alla Corte Penale Internazionale nel febbraio 2025, accusandola di “azioni illegittime e prive di fondamento” contro Israele. Se l’UE non agisce ora, rischia di ritrovarsi senza sponde statunitensi e con un ordine multilaterale in frantumi. 
Cosa può (e deve) fare Bruxelles — subito. 1) Sospendere l’Accordo di associazione fino al pieno rispetto dei diritti umani. 2)Embargo totale sulle armi e sulle componenti dual-use destinate alle FDI. 3) Stop alle importazioni da insediamenti illegali, in linea con le sentenze della Corte di giustizia. 4) Sanzioni mirate agli alti funzionari che incitano al trasferimento forzato. 5) Sostegno pubblico e finanziario alla Corte penale internazionale, proteggendo giudici e personale da ritorsioni. Sono strumenti esistenti, non fantasie. Basta attivarli.
Se l’Europa vuole ancora presentarsi come faro di diritti, non può continuare a illuminare a intermittenza: luce accesa su Kiev, luce spenta su Gaza. Perché chi sceglie l’oscurità oggi verrà giudicato domani — e il verdetto della Storia non ammette appelli. 
Meglio agire ora che spiegare in futuro perché non lo si è fatto. 

Martin J. Osburton Villazzano
martinacecco
martinacecco
Giornalista pubblicista e facebook blogger. Scrivo per Donnissima il blog in rosa dal 2005. Dirigo Secolo Trentino e Liberalcafé. Laureata in Filosofia Politica presso l'Università degli Studi di Trento. Lavoro dal 2024 come PR e Merchandiser presso Eventi, GDO, Retail e Ristorazione. Collaboro con YouGov per il monitoraggio degli andamenti di mercato come Data Insert. Ho concluso un mastering post laurea, la Scuola di Formazione Politica presso la Fondazione Luigi Einaudi. Sto frequentando il Master in Giornalismo presso la RCS Business Academy, presso il Corriere della Sera.Nel tempo libero scrivo poesie, brevi saggi, innesti filosofici, pratico molto sport. Socio sostenitore di Secolo Trentino e Lodi Liberale, sostengo UNHCR per i rifugiati politici e alcune associazioni che pagano cure mediche per malattie rare e supporti tecnici per i disabili. :-)

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