sabato, Febbraio 7, 2026
HomeSalute e ambienteGiornata mondiale del cane: l’Italia senza sanità veterinaria nazionale

Giornata mondiale del cane: l’Italia senza sanità veterinaria nazionale

-

Con la Giornata mondiale del cane non ci si può limitare a postare fotografie di musetti allegri e code scodinzolanti. È giusto celebrare l’amicizia millenaria che lega l’uomo a questo animale, ma resta una contraddizione che in Italia si fa ogni anno più evidente: manca una sanità veterinaria nazionale degna di un Paese moderno.

Oggi sono oltre nove milioni di cani e dodici milioni di gatti che popolano le case italiane. Li chiamiamo “familiari non umani”, li portiamo in vacanza, li fotografiamo come figli, ma quando si ammalano restano soli davanti alla legge e davanti allo Stato. Le cure veterinarie sono interamente a carico dei proprietari, con pochi e marginali rimborsi fiscali, e l’unica certezza è che per ogni diagnosi o terapia bisogna passare dal bancomat.

È una scena che molti conoscono: un cane che non sta bene, un cane che muore. E il padrone che, tra le lacrime, deve strisciare la carta di credito. In Italia non esiste alcun fascicolo sanitario elettronico per gli animali, nessuna copertura minima per vaccini, sterilizzazioni, pronto soccorso. Esiste solo la retorica del cane “membro della famiglia”, utile ai politici per farsi fotografare in campagna elettorale, salvo poi lasciare i cittadini soli con le spese.

Negli ultimi cinque anni il comparto della sanità animale in Italia ha conosciuto un vero e proprio boom: secondo i dati UnionCamere–InfoCamere, ripresi da Quattrozampe.online, il numero delle imprese veterinarie è cresciuto del 32 per cento, mentre i servizi veterinari hanno registrato un incremento ancora più marcato, pari al 39,4 per cento. In termini assoluti, questo significa circa 1.400 nuove imprese entrate nel settore nello stesso arco di tempo. Non tutte le famiglie stanno reggendo questo peso.

Qualcosa si muove, ma troppo lentamente. Nel 2025 è stato depositato un disegno di legge sul servizio sanitario veterinario convenzionato, limitato a poche categorie: famiglie a basso reddito, cani guida, animali per la pet therapy, randagi. Non siamo però di fronte a una rivoluzione, ma a provvedimenti parziali, che non modificano l’impianto generale. L’Italia resta un Paese che obbliga al microchip, punisce severamente l’abbandono e riconosce nel codice civile gli animali come familiari, salvo fermarsi un attimo prima di tradurre tutto questo in un vero diritto universale alla salute animale,

All’estero i modelli sono diversi, ma tutti più avanzati. In Francia e in Germania la salute degli animali domestici è affrontata non come lusso, ma come questione sociale, con strumenti che permettono a gran parte delle famiglie di accedere a cure e prevenzione. Nel Regno Unito, dove la sanità pubblica non copre gli animali, è la società civile a costruire un vero welfare canino, con cliniche e ospedali che ogni anno garantiscono milioni di prestazioni gratuite alle famiglie che non potrebbero permettersele.

Tre modelli diversi, un principio comune: la salute animale non è un fatto privato, ma un bene comune, parte integrante di una visione di Stato sociale moderno. L’Italia, invece, continua a celebrare la Giornata mondiale del cane con immagini e dichiarazioni d’affetto, senza colmare il vuoto che separa l’amore privato dalla responsabilità pubblica.

La domanda, alla fine, è sempre la stessa: se davvero consideriamo i cani membri della famiglia, fino a quando potremo accettare che restino orfani nello Stato e che non si dia vita a una sanità veterinaria nazionale?

M.S.

autorivari
autorivari
Voci diverse, radici comuni: autori e pensieri che hanno contribuito a Secolo Trentino

Articoli simili

Stay Connected

17,483FansMi piace
10,611FollowerSegui
spot_img

Ultimi articoli