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I posti disponibili a Medicina sono ai massimi storici,ma mai così pochi iscritti

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I posti disponibili superano per la prima volta quota 24.000: sono aumentati del 67% in 5 anni. Gli studenti però non si fidano e calano ancora le iscrizioni.
MedCampus dà voce ai dubbi e alle ansie di 12.680 studenti e delle loro famiglie.
27 agosto 2025 – L’anno accademico 2025/26 segna un record storico per l’accesso a Medicina e Chirurgia, offrendo un totale di 24.026 posti disponibili tra atenei statali e privati. Il totale si suddivide in 21.574 posti per i corsi in lingua italiana e 2.452 per quelli in lingua inglese.La crescita rispetto agli ultimi anni conferma un trend in forte accelerazione:L’aumento è di +3.159 posti rispetto al 2024.Sale a +9.694 posti se confrontato con il 2021.Il confronto sul lungo periodo è ancora più evidente: in dieci anni, il numero di posti è aumentato del 153%, creando opportunità per 14.513 aspiranti medici in più.Un ampliamento che riflette l’obiettivo del Governo – concretizzato nella Riforma firmata dal Ministero dell’Università e della Ricerca – di aprire le porte della facoltà, anche attraverso l’eliminazione del test d’ingresso.Proprio qui, però, emerge il paradosso: la riforma, pensata per attrarre più studenti, coincide con un calo record di interesse. Nell’anno di esordio del semestre filtro, gli iscritti a Medicina e Chirurgia sono 54.313. Un numero che non solo segna il minimo storico dell’ultimo decennio, ma è anche inferiore di quasi 10.000 unità rispetto ai 64.139 candidati del 2024.Quella che per il Governo avrebbe dovuto essere solo un’opportunità, per i giovani si è trasformata in un pericoloso salto nel buio: un cambio di paradigma netto, con regole comunicate in maniera parziale e in più fasi, date pubblicate ormai a ridosso delle scadenze e troppi punti oscuri che ancora permangono (come la gestione di eventuali ricorsi). E alla fine, il boom di iscrizioni pronosticato non c’è stato, anzi.A commentare questo paradosso Leonardo Vaghaye, fondatore di MedCampus, una accademia privata che in 14 anni ha portato al successo oltre 12.680 studenti, con un tasso di ammissione del 98% basato su un metodo di apprendimento personalizzato:“La riforma ha trasformato un’opportunità, l’aumento dei posti disponibili, in un percorso a ostacoli. Sulla carta, dare più tempo per dimostrare il proprio valore è un principio giusto, ma in pratica il ritardo nel dare regole chiare ha generato un’ansia che ha paralizzato migliaia di giovani. Di fronte a un percorso percepito come un rischio, molti hanno preferito non partire affatto, cercando subito alternative più sicure”.“L’incertezza è il peggior nemico di uno studente”, concludono da MedCampus, “e questa riforma ne ha generata troppa”.

Un semestre di lezioni, l’inevitabile forte competizione che si genererà con i colleghi di corso, l’ansia degli esami, già a calendario per il 20 novembre e il 10 dicembre. La graduatoria, poi, sarà di carattere nazionale: chi totalizza il punteggio più alto può scegliere l’Università dove studiare, gli altri dovranno trasferirsi negli Atenei in cui restano posti liberi. Questo si traduce in un aumento della mobilità tra studenti, con il rischio per molti di dover studiare lontano da casa e un aumento dei costi per le famiglie.Una corsa a ostacoli dall’esito incerto. Per chi non rientra in graduatoria, il piano B è iscriversi a facoltà come Farmacia o Biologia, ma a metà anno, con il rischio di perdere tempo prezioso e motivazione.Questo caos organizzativo, avverte MedCampus, sta già producendo effetti negativi che vanno oltre il calo delle iscrizioni.“Attenzione: stiamo costruendo una selezione che rischia di essere più classista che meritocratica”, avverte Leonardo Vaghaye, fondatore di MedCampus. “Un sistema così incerto e costoso favorisce chi ha le spalle economicamente coperte e penalizza chi, pur avendo talento, non può permettersi un ‘salto nel buio’. È l’esatto contrario di ciò che servirebbe al nostro Sistema Sanitario.”L’avvertimento di MedCampus è chiaro: il paradosso di oggi rischia di diventare la crisi di domani. Continuare su questa strada significa perdere una generazione di potenziali medici validi, con conseguenze a lungo termine per la sanità pubblica e per il diritto allo studio.

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