Il rapporto tra giovani e politica è oggi uno dei temi più discussi e, allo stesso tempo, uno dei più problematici per il futuro della democrazia. A livello locale come nazionale, emerge un quadro segnato da un progressivo disimpegno delle nuove generazioni, spesso sostituite, nelle sezioni dei partiti, da militanti con un’età media attorno ai cinquanta o sessant’anni. Un dato confermato da diversi rappresentanti di partito, che denunciano la difficoltà nel rinnovare le proprie file e nell’avvicinare i più giovani.
Questo scenario appare in forte contrasto con quello di qualche decennio fa. Negli anni Settanta e Ottanta, la politica era parte integrante della quotidianità: gli studenti animavano assemblee, le piazze erano teatro di discussioni e manifestazioni, i movimenti giovanili rappresentavano vere e proprie colonne della crescita di molti ragazzi e ragazze. Per molti l’impegno politico era non solo un interesse, ma quasi un dovere civico, un modo per incidere direttamente sul futuro. Non sorprende, infatti, che gran parte della classe dirigente di allora abbia iniziato il proprio percorso in età molto giovane, crescendo all’interno dei partiti o nei movimenti studenteschi.
Oggi la situazione è diversa. In molti contesti, dalle scuole agli ambienti sportivi ed altre realtà, il tema politico appare lontano e poco attrattivo. Il linguaggio delle istituzioni non aiuta: spesso tecnico, burocratico e distante, rischia di allontanare ulteriormente chi dovrebbe essere invece il principale destinatario. La comunicazione politica, pur abbondante sui social, fatica a trasformarsi in un dialogo autentico, capace di coinvolgere e appassionare.
A ciò si aggiunge un altro elemento: spesso è lo stesso interesse dei giovani a mancare. La politica viene percepita come qualcosa di complicato, noioso o distante dalla vita quotidiana. In molti casi prevale l’idea che “tanto nulla cambia”, un atteggiamento che spinge a rimanere spettatori piuttosto che partecipanti attivi. Questa mancanza di coinvolgimento non significa assenza di valori o di idee, ma piuttosto difficoltà a collegare tali convinzioni a un impegno politico concreto.
Non mancano però le eccezioni. Iniziative e percorsi dedicati ai giovani esistono: dalle scuole di formazione politica organizzate da associazioni culturali e movimenti europeisti, fino ai progetti di approfondimento storico che mettono in relazione i ragazzi con le radici della democrazia europea. Sono occasioni preziose, ma non sempre note, e spesso intercettabili solo da chi già mostra interesse. Questa “invisibilità” delle opportunità rischia di trasformarsi in un circolo vizioso: i giovani non partecipano perché non conoscono gli strumenti a loro disposizione, mentre i partiti non investono risorse nella comunicazione perché registrano un basso interesse. A pagare il prezzo, alla lunga, è l’intero sistema politico, che si priva di nuove energie e di uno sguardo innovativo.
Eppure, la centralità dei giovani rimane indiscutibile. Saranno loro, tra venti o trent’anni, a guidare le istituzioni e a prendere decisioni cruciali per la collettività. Per questo diventa fondamentale investire sulla formazione, incentivare la partecipazione e ridurre le distanze tra politica e vita quotidiana. L’obiettivo non dovrebbe essere solo quello di aumentare il numero delle tessere, ma di costruire un legame duraturo basato sulla consapevolezza e sulla responsabilità civica.
Il compito non riguarda soltanto i partiti. Anche la scuola, l’università, il mondo dell’associazionismo e della cultura hanno un ruolo decisivo nell’accompagnare i ragazzi verso una cittadinanza attiva. Progetti di educazione civica, percorsi di partecipazione, esperienze di democrazia diretta a livello locale possono rappresentare il primo passo per superare questa crescente indifferenza.
La presenza dei giovani in politica non può quindi nascere dal nulla: richiede interesse da parte loro, ma anche la volontà del mondo adulto di accompagnarli, formarli e responsabilizzarli. È un cammino a due vie, dove l’entusiasmo dei giovani deve incontrarsi con l’esperienza e la competenza dei più grandi. Solo così la politica potrà tornare a essere un terreno fertile, capace di parlare alle nuove generazioni e di crescere insieme a loro.
Daniele Martinelli

