La riforma dello Statuto di autonomia del Trentino-Alto Adige/Südtirol divide il Parlamento. In Prima Commissione Affari Costituzionali della Camera sono stati votati oggi gli emendamenti al testo: approvato un solo correttivo presentato dal relatore Alessandro Urzì (FdI), mentre sono stati respinti quelli di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle.
Per Urzì, così come da sua dichiarazione, la riforma segna “un passaggio storico nell’assetto costituzionale della Repubblica, per la prima volta condiviso da tutte le comunità linguistiche”. Il relatore ha sottolineato come il nuovo Statuto introduca “nuovi ambiti di competenza”, riduca i contenziosi tra Stato e autonomie e cancelli “regole discriminatorie, come il divieto che impediva a un solo eletto del gruppo linguistico italiano di diventare assessore nel proprio comune”.
Dall’opposizione arriva invece un giudizio molto critico. La deputata Sara Ferrari (Pd) definisce la riforma “un testo debole, frutto di un accordo al vertice tra presidenti di provincia e governo Meloni, senza partecipazione dei territori”. Il nodo principale riguarda l’“intesa” sulle future modifiche statutarie, ridotta a un parere consultivo non vincolante. “Tanto rumore per nulla – osserva Ferrari – si tratta di una manutenzione ordinaria che non rafforza davvero l’autonomia”.
Ferrari, sempre nel suo comunicato stampa, ha inoltre denunciato il mancato accoglimento dei suoi emendamenti, che prevedevano l’inserimento dell’Euregionello Statuto – “riconosciuta dall’Europa ma ignorata nel testo” – e misure per la parità di genere nelle cariche elettive.
Il percorso legislativo proseguirà con i pareri delle commissioni competenti e della Bicamerale per gli affari regionali, prima del voto in aula. Ma il confronto politico è già netto: per la maggioranza si tratta di una riforma di modernizzazione e di equilibrio, per le opposizioni resta un’occasione mancata.

