Il Consiglio della Provincia autonoma di Trento ha approvato la proposta di voto presentata dal capogruppo di Fratelli d’Italia Daniele Biada, con la quale si chiede a Governo e Parlamento di modificare la normativa vigente per consentire finalmente l’omologazione e l’installazione dei cosiddetti semafori intelligenti.
Biada ha accolto con soddisfazione l’esito della votazione: «Accolgo con soddisfazione l’approvazione della mia proposta di voto da parte del Consiglio della Provincia autonoma di Trento, con la quale si chiede al Governo e al Parlamento di attivarsi per modificare la normativa vigente e consentire finalmente l’omologazione e l’installazione dei cosiddetti semafori intelligenti».
Il consigliere di FdI parla di un principio di buon senso: «La sicurezza stradale non si costruisce con strumenti punitivi o con misure che rischiano di trasformarsi in meri strumenti di cassa. I dossi artificiali, infatti, possono risultare pericolosi per motociclisti, mezzi agricoli oltre a essere fastidiosi in caso di sgombero neve. I telelaser, invece, non hanno funzione di prevenzione, ma spesso finiscono per avere una finalità meramente sanzionatoria. I semafori intelligenti rappresentano invece la strada giusta: non puniscono dopo l’infrazione, ma inducono l’automobilista a rallentare in tempo reale. Un sistema chiaro, educativo e trasparente, che mette al centro la prevenzione e la tutela dei cittadini».
Secondo la proposta, i semafori intelligenti dovrebbero collegare la sanzione non al semplice superamento della velocità, ma all’eventuale passaggio col rosso, come già previsto dall’articolo 146 del Codice della Strada. Un sistema che punta quindi a prevenire l’incidente prima che accada, non a colpire dopo con una multa.
Biada ha riconosciuto che il percorso sarà lungo: «Pur consapevole che il percorso normativo volto ad omologare e collegare la sanzione non al superamento della velocità ma all’eventuale passaggio dei mezzi col semaforo rosso sarà lungo, mi impegnerò a seguire da vicino l’iter, affinché questa proposta non resti lettera morta, ma si traduca in uno strumento atto ad aumentare la sicurezza stradale dei cittadini».

