Non è stato un funerale, ma il raccoglimento della maggioranza silenziosa che in questi anni ha sostenuto il mondo MAGA. Nello State Farm Stadium cori “USA”, bandiere, tantissimi volti in coda fuori dallo stadio anche dalla notte precedente. A ciò si è aggiunto un gesto semplice: Elon Musk che stringe la mano a Donald Trump.
La domanda vera è un’altra, ovvero che cosa finisce oggi. Finisce l’idea di un repubblicanesimo “liberal” capace di contenere il trumpismo. Ha sperato di fermarlo, ma non è neanche riuscito a contenerlo. La morte di Charlie Kirk accelera un processo già in corsa. Trump non è più l’outsider del 2015 che turba il partito. È diventato, assieme alla sua famiglia, dopo 10 anni ormai la regola. L’impegno pubblico del figlio non è folklore, può rappresentare il futuro e di dinastie presidenziali già ve ne sono state.
C’è di più. Non è più il rischio del partito fotocopia di Trump. Si vede anche da Trump stesso. Si mostra sempre più come guida spirituale dentro una cornice larga. Attorno ci sono repubblicani MAGA che si riconoscono in valori comuni, gli stessi di Charlie Kirk e dello stesso Trump. È un cambio rispetto al primo mandato. Allora il GOP si distingueva a fatica. Oggi si organizza attorno a un baricentro condiviso. Noi europei ancora ci basiamo sulla sola idea di Trump come leader assoluto, ma lo si vede nei suoi interventi e nel suo modo di fare che sostanzialmente è diverso anche perchè ben conscio che se la sua eredità politica vuole continuare dopo di lui deve dar anche spazio ai suoi fedelissimi e occasioni come questo lo sono. Identità, non culto della personalità.

Dal palco arrivano parole nette. Pete Hegseth definisce Kirk “un guerriero per il Paese, un guerriero per Cristo”. Non uno slogan. Una lettura del presente. Paura e riscatto. Politica e fede. Più di uno lo ripete. Questa è anche una battaglia spirituale. Spazio però anche a coloro che rappresentano indubbiamente i delfini di Trump: Rubio, Vance e Donald Trump Jr..
Marco Rubio guarda avanti. “Ha fatto la differenza. È stato importante — e conterà ora più di quanto abbia mai contato prima”. Nei fatti eredità attiva e la conferma che Turning Point USA non chiuderà.
JD Vance punta su famiglia e paternità. “Non si è limitato a dire la verità — l’ha vissuta”. Poi Donald Trump Jr. “Siamo tutti Charlie”.
Significativa la stretta di mano tra Trump e Musk, come se il secondo avesse rinunciato all’idea del terzo partito. La stretta di mano dice questo. Nessuna scissione. Un asse che si consolida tra politica e infrastrutture della comunicazione. Va bene rivoluzionare la politica americana, ma l’America si riconosce fondamentalmente in due partiti, inutile un terzo.
Dunque che cosa inizia oggi? Di sicuro un Partito Repubblicano diverso che sarà meno intento a distinguersi da Trump e al contempo più interessato a organizzarsi attorno a lui, ma ponendo attenzione ai giovani che rappresentano il futuro.
Non è solo emozione del momento. Sono anni che il centro di gravità si sposta. Glendale non chiude una stagione, ma la apre. C’è un prima e un dopo. Da Trump contro il partito a il partito con Trump. Il resto verrà. Di sicuro i fatti di questi giorni hanno reso il GOP non più lo stesso.
M.S.

