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Benno Neumair: non chiaro come sembra

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Come per il caso di Luca Sacchi, se c’è un reo confesso la questione parrebbe chiusa; ma, frugando tra le pieghe della vicenda, le soluzioni processuali non soddisfano nella costruzione finale.

E’ il 2020. Le costrizioni da lockdown e annesse modalità di limitazione della libertà non hanno giovato alla convivenza. Di solito è normale che i nuclei coabitanti trovino un equilibrio attraverso gli spazi extradomestici, ma le barriere comportamentali, durate più o meno fino al 2022, hanno prodotto conseguenze e ferite ancora non sanate e cicatrici che mai si rimargineranno.

Ciò non significa che Benno Neumair sia stato condizionato da quell’atmosfera per determinarsi a fare ciò che poi farà, ma nemmeno che quella abnorme situazione sia passata invano attraverso il suo essere. E forse tanto vale per altri delitti di quel periodo.

Le fonti a cui attingere non sono molte, riferiamo su quanto abbiamo reperito in rete.

Benno nasce il 24 dicembre 1990, in una famiglia transculturale. Il padre Peter, classe 1957, è altoatesino di madrelingua tedesca; la madre Laura Perselli, di qualche anno maggiore, è di origini italiane. Lui è un professore in pensione di scienze e biologia; lei si occupa di traduzioni, anche se in qualche sito viene definita a sua volta ex insegnante. Tre anni dopo Benno è nata Madé.

La coppia, bella e trendy, ha una passione per l’oriente, in particolare l’isola di Bali, come dimostra il nome dato alla figlia, e per i viaggi in generale. Sono tutti molto sportivi, praticano sci, pattinaggio, cicloturismo ed escursionismo avanzato, in questo facilitati dalla vicinanza alle alte montagne.

Ai ragazzi non è mancato nulla. Ambedue hanno studiato a Innsbruck: lei si è laureata in medicina e lavora in un ospedale a Monaco di Baviera; lui in scienze motorie ma, poiché in seguito si dirà che è stato supplente di matematica e scienze alle medie inferiori, deve aver conseguito qualche titolo integrativo o magistrale che non siamo riusciti a trovare. Pare suoni la chitarra. Si registra un suo passaggio in Spagna, a Granada, forse per cercare lavoro, e un ritorno nella casa di Bolzano, in via Castel Roncolo. E’ di quel periodo, il 2016, l’apertura del suo canale Youtube, “Forte online”, in cui egli illustra, sembra con una certa perizia, i metodi per rafforzare la potenza muscolare; inscena anche un siparietto dove impersona il maestro e l’allievo.

Non è chiara l’esatta situazione patrimoniale dei Neumair, che servirebbe per analizzare gli eventi. A sentire le udienze, l’abitazione in città era in affitto, ma altre, a loro volta locate, erano di proprietà, come pure uno chalet a Renon, utilizzato come base per le escursioni. L’automobile di famiglia era una Volvo Station Vagon, parcheggiata in un posto disponibile all’esterno, sotto un albero.

Del giovanotto sappiamo quanto ci hanno raccontato gli addolorati parenti, a partire da sorella e zii, a lui ostili, e testimoni vari, tra cui alcune “fidanzate”, spesso abbordate sul social Tinder.

Benno sarebbe dunque stato un bimbo magari intelligentissimo e bello, ma problematico, in preda a precoci stati d’agitazione non meglio specificati, anche se non pare abbia mai dato problemi a scuola; la mamma cercò di porre rimedio mediante riti di sanificazione balinesi.

Il giovane viene descritto maniaco della corretta alimentazione e, in effetti, non sono riferite, per esempio, serate in pizzeria con gli amici, anzi, non verrà mai fuori alcun amico; tuttavia egli non disdegna di farsi canne.

Il problema grosso, secondo Madè che lo aveva scoperto, era l’uso di anabolizzanti estremi, illegali in Italia, che lui si procurava con false ricette, medici compiacenti e gite a San Marino. Richiesto di spiegazioni, Benno un giorno avrebbe reagito malamente spintonando prima il padre, poi la sorella contro un termosifone, procurandole ecchimosi; durante i suoi attacchi di collera arrivava a incolpare la madre del suicidio del suo primo marito, uno psicologo.

In passato i coniugi avevano mandato il figlio a stare con la nonna; l’anziana lamentò che il nipote non dormiva mai, la notte smaniava e aveva perfino fatto pipì in una pianta (poi appassita), tanto da indurla a offrirgli un pitale e poi a dirsi stanca di quella presenza. Durante una cena tra sorelle e cognati Laura aveva definito il figlio “irrecuperabile”; una volta rivelò di aver fatto scomparire da casa i coltelli.

Dal 2016 al 2019 si registra una relazione con tal Giuliana, a Innsbruck. Le cronache ci fanno saltare direttamente ai primissimi mesi del 2020, quando Benno si trova in Germania, anche lui a Monaco, in casa di una sua nuova fiamma, tale Nadine, infermiera, che deporrà a processo. La donna ci racconta che all’inizio erano rose e fiori, anche se a tirare la carretta era sostanzialmente lei; dopo il lockdown però lui si trova senza lavoro (anche se non si dice quale), né lo cerca; dorme tutto il giorno e non è più il tenerone di prima, addirittura trascura l’igiene personale, infine sottrae soldi dal suo conto corrente.

Lei gli dà il cartellino giallo e chiama in aiuto un amico per fare il predicozzo al fidanzato. Per tutta risposta Benno si autoinfligge lesioni in faccia con delle punture e le manda le foto sostenendo che l’amico di Nadine lo ha picchiato. Al ritorno a casa lei lo trova con un coltello in mano, puntato su se stesso. Dopo un’opera di mediazione, l’infermiera chiama un intervento e Benno finisce in una sorta di TSO, ma rilasciato dopo un giorno, con il benservito della sua ormai ex. Siamo a luglio. I genitori lo convincono a tornare a casa; Benno prende il treno, lo prelevano con l’auto a metà strada.

In famiglia c’è ansia, quantomeno da parte di Laura, di cui abbiamo degli allarmati whatsapp a un’amica, in cui esterna le sue preoccupazioni. Il figlio ha accettato di vedere una psichiatra, ma non ne ha seguito i consigli e ha disdetto un appuntamento al centro di salute mentale; a volte sembra stare meglio, altre risponde in modo acceso. Il conforto pare arrivare da Madé, che chiama e messaggia i genitori tutti i giorni, ma è lontana e non sembra avere feeling col fratello, né influenza su di lui.

Una volta a Bolzano, il ragazzo avvia relazioni parallele: una con Jasmine Clara, da agosto; l’altra con una sua ex quarantenne, ritrovata a dicembre, Martina Alegre, più una certa Daniela, vista tre o quattro volte prima d’allora, che lo avrebbe ospitato dal 18 gennaio, non potendo lui più rientrare nella casa di famiglia, dove erano stati apposti i sigilli.

Si avvicina il Natale. Mamma Laura è sempre stata molto attenta a distinguerlo dal compleanno del primogenito che cade il giorno prima, con regali separati e perfino celebrando la festa di metà genetliaco, mutuata sempre dalle usanze di Bali; ma quell’anno il figliolo la diffida anche dal solo accennarne, vuole lo si ignori. Laura non resiste e acquista una piccola torta, che verrà sdegnata da Benno. Questo è il clima.

Prima di avviarci all’esplorazione del dramma, rimarchiamo che non è pacifica la situazione economica di Benno. Pare che i genitori lo abbiano aiutato appunto a ottenere le supplenze, non si sa in che istituto, non conoscendo eventuali regole specifiche di quella provincia autonoma; ci chiediamo anche se una persona descritta come fortemente disturbata fosse adatta all’insegnamento. “…Da molti colleghi, infatti, è considerato aggressivo e inaffidabile, capace di reazioni esagerate anche per futili motivi. Le stesse problematiche che, con molta, probabilità, sono alla base del doppio omicidio…” cultweb.it – 7 ottobre 2023

Non è chiaro se egli contribuisse al bilancio familiare. Abbiamo solo la sua voce in aula, in cui, ormai imputato, fa presente di essersi molto irritato per le richieste da parte del padre, che gli chiedeva una quota di affitto sempre più alta, rispetto ai 350 euro iniziali; o, in alternativa, quando i suoi gli proponevano di affittare in proprio un appartamentino al piano di sotto nel frattempo liberatosi, proposta rifiutata con la motivazione che non si trattava di una reale indipendenza.  In udienza si è ascoltato che i genitori avevano richiesto la restituzione dei soldi spesi per mantenerlo all’università.

Peter e Laura, sconfortati e diffidenti, la notte si chiudono a chiave in camera, forse anche per scoraggiare il figlio da chiedere loro di dormire nel lettone, come pare egli facesse in periodi di regressione.  D’altro canto la camera del ragazzo era off limits per tutti ed era inteso se la rigovernasse da solo.

Il 4 gennaio 2021 è una giornata pesante per Laura. Sua madre, 96 anni, reduce da un ricovero, viene portata a casa di una delle sue due sorelle, Carla, e se ne sta organizzando l’assistenza con le badanti, molto impegnativa.  Laura termina verso le 18.30 e torna a casa in bicicletta: un po’ tutti in quei giorni lo fanno, nonostante la temperatura rigidissima e la neve da poco caduta.

Benno e il padre sono a casa entrambi, nel pomeriggio. Il primo dirà di aver ricevuto un’ennesima richiesta di maggior contributo alle necessità di famiglia; e di aver discusso sulle uscite col cane della nonna ora affidato a loro, Naya, anche lei molto attempata, di cui si era stancato, pur amando molto gli animali (esistono suoi video con dei pelosetti un po’ ovunque, perfino in Indonesia).

Peter lo avrebbe seguito nella sua cameretta, scatenando l’esasperazione: il giovane, trovandosi tra le mani una corda per arrampicata, appena il papà, arresosi, volta le spalle, lo cinge da dietro e lo strozza.

Subito dopo il neo omicida si riposa, o almeno così racconta. A una certa ora avverte il rumore della chiave nella toppa, capisce che è in arrivo mamma: non le dà quasi il tempo di entrare e completa il parricidio con lo stesso lavoro di cordicella, in corridoio: corda mai trovata.

Si avvia, anche lui in bici con dieci sotto zero, una prima volta verso Ponte Roma per buttare il cellulare della madre, che rimane tra i cespugli; poi chiama quel numero, ovviamente senza risposta, e lascia un messaggio, gesto interpretato come depistaggio; torna a casa, prende la macchina, si disfa dei corpi e ripassa da quel posto per riprendere il telefonino e gettarlo nell’Isarco, tutto, pare, documentato da telecamere. L’apparecchio verrà poi miracolosamente ritrovato. C’è tempo anche per un acquisto di hashish.

La denuncia di scomparsa, presentata la sera del 5 gennaio, viene proposta perentoriamente da zia Carla e il marito; vistili irremovibili, Brenno impone la sua qualità di figlio e insiste per presentarla da solo. I due diranno poi di aver ipotizzato in un primo tempo, ancora speranzosi,  che i Neumair avessero optato per una pattinata montana, nonostante il freddo “polare” e il coprifuoco post pandemico alle 22, temendo un incidente, il blocco in un rifugio o il coinvolgimento in una frana che proprio in quei giorni aveva semidistrutto un albergo. Pare che, in effetti, nulla fermasse la coppia dalle molteplici attività sportive. Benno, durante la perquisizione, mostrerà ai militi che i pattini in effetti, da casa, mancano; il particolare non verrà meglio chiarito.

A questo punto muoveremo le nostre perplessità, comprensive del post delictum.

Per cominciare, Benno prende l’auto, che in famiglia gli era stato vietato guidare, dopo una serie di danni che aveva provocato con la sua guida incauta. Il satellitare lo indica in un punto dove verrà trovata una macchia gialla, che si rivelerà essere il sangue di Peter. Poi, preannunciato, va a trovare Martina: in messaggio le ha detto che si sarebbe fatto una doccia prima di farle visita; invece, appena giunto da lei, va esattamente a farsi la doccia di cui in teoria non avrebbe avuto bisogno e ha con sé un sacchetto. In bagno lascia per terra parecchi vestiti, più di quelli con cui si era presentato, di cui lei si accorgerà poco dopo; gli chiede se vadano lavati e lui conferma “ se non sono troppo sfacciato”. La ragazza esegue. Lui non giustifica l’arrivo in auto e dice di aver appena intravisto la madre durante il giorno. Le viene detto di nascondere la custodia degli abiti ai Carabinieri che fossero in seguito venuti a perquisire e di dire che avevano fumato marijuana. Passano la notte insieme, lui va via molto presto.

A Jasmine, che incontra il 5 gennaio, Benno si rapporta con una loro parola in codice da usare in caso di necessità: olio di canapa. “Se ti scrivo questo in un messaggio vieni al parcheggio della funivia del Colle, perché lì non ci sono telecamere e possiamo parlare. Non voglio venire accusato ingiustamente di omicidio”. Insieme vanno da Brico ad acquistare materiale per le pulizie, che paga lei, mentre lui insiste a cercare il perossido di idrogeno, che reperirà in un altro negozio; si dirigono all’autolavaggio (secondo lui l’auto era infangata dopo la sua passeggiata a Renon col cane) ma i Carabinieri gliela sequestrano; una volta a casa, lei lo vede pulire l’ingresso e il corridoio perché, a dire del ragazzo, il cane vi aveva vomitato, e accetta di indossare una giacca del ragazzo quando lui le espone il motivo: togliere il proprio odore corporale in caso di sequestro.

Il comportamento di queste signorine fu azzardato. Ammettiamo pure che nessuna di loro, in precedenza, si fosse accorta delle stranezze del boyfriend, condiviso non sempre consapevolmente; certo è che gli inquirenti gli stavano addosso praticamente da subito e lui non nascondeva l’insofferenza verso i parenti, definiti “pezzenti”; nel frattempo Madé, precipitatasi a Bolzano perché la mancata risposta della mamma ai suoi messaggi l’aveva insospettita, va a stare dagli zii, non ha il coraggio di entrare nell’abitazione di via Castel Roncolo e comunica col fratello via whatsapp, incalzandolo. Il contesto è di sospetto e nervosismo, ma nessuna delle “fidanzate” è sembrata preoccuparsene: forse avevano paura di lui? Ma allora, perché non distanziarsene subito? Martina verrà indagata per sospetto di favoreggiamento, poi prosciolta. Va anche notato che il giovanotto trovava sempre donne disposte a finanziarlo o a permettergli l’accesso ai loro conti correnti.

Madé fa notare che, sentito il fratello la mattina del 5, già poco l’aveva convinta sentire che lui la mattina sarebbe stato fuori, a Renon, con il cane, troppo vecchio e malandato per passeggiare. Di più, la giovane dottoressa aveva mobilitato, già da Monaco, la vicina di casa che, suonato il campanello, aveva trovato Brenno abbastanza serafico, mentre altri in quelle ore lo descriveranno agitato. Madé, in diretta con la signora al telefono, si stupì di sentire che Benno era già a casa, mentre pochi minuti prima le aveva detto appunto di essere in giro col cane. Le conversazioni telefoniche tra fratello e sorella mostrano che lei lo accusa dalle prime battute, ma non vuole incontrarlo.

Il 16 gennaio, quando i Neumair sono irreperibili da dodici giorni, Benno è dall’altra zia, Elisabetta, sorella della madre, e accudirebbe la nonna (qui i condizionali sono tassativi); si appresterebbe a farle una flebo, ma zia Carla, avvertita, riesce a evitare l’azione, poiché il nipote non ha competenza al riguardo; dall’episodio, controverso, nascerebbe il dubbio che Brenno volesse far fuori anche la nonna. In verità, ciò appare dissennato anche oltre gli squilibri connaturati in Brenno, visto che la povera donna era platealmente in fin di vita e se ne andrà, naturalmente, il 27 gennaio. Ma si dice che Benno avesse sottratto dell’anestetico al dentista, da cui era stato a dicembre, per utilizzarlo in qualche modo, o per i genitori o per questa nonna.

Nel mentre Brenno è preoccupato dalla rarefazione dei suoi capelli, dovuta all’eccesso di testosterone assunto; aveva prenotato una seduta di dermopigmentazione, disdetta a dicembre, ma riprenota a gennaio e si sottopone al trattamento

Queste famiglie sono dunque nel dolore e nell’agitazione totale quando, il 4 febbraio, arriva la svolta. Si è deciso di agire sulle chiuse dell’Adige, abbassandolo di circa due metri; i Carabinieri rivendicano l’iniziativa, inizialmente attribuita agli ingegneri responsabili delle dighe. A seguito di tale attività le ricerche, fino ad allora intense ma infruttuose, producono un primo risultato: a pelo d’acqua appare il corpo di Laura. E’ allora che Brenno, dinanzi ai magistrati, piagnucolando, ammette il duplice omicidio, ma al minimo indispensabile: non entra in dettaglio, racconta quel poco che s’è detto, non fornisce motivazioni se non che, eliminato il padre, non voleva che mamma vedesse lo scempio e ha bissato il gesto. Il cadavere di Peter verrà trovato il 27 aprile, da una persona che passeggia lungo fiume.

Veniamo alla dinamica dei delitti. A parte il sommario raccontino del figlio, nessuno ha potuto verificarla. Certamente fa testo la dichiarazione del medico legale su Laura, meglio conservata. Tracce di pressione circolare dalla zona cervicale alla sinistra laterale del collo confermerebbero lo strangolamento, pur senza poter attestare il mezzo utilizzato; niente da fare per il cadavere di Peter, troppo decomposto. Purtroppo non abbiamo atti né udienze integrali, ma immaginiamo sia stato trovato l’osso ioide rotto, circostanza che da sola, in genere, prova con quasi certezza tale modalità di soppressione.

L’effetto sorpresa è importante in caso di aggressione e Brenno era prestante e forzuto, nonché giovane; ma Peter risulta uomo longilineo e allenatissimo, ancora aduso a varie discipline: è possibile che non abbia opposto una sia pur minima resistenza, di quelle che lasciano tracce, nella cameretta del figlio, che lui nemmeno risulta aver pulito? Né particolari residui sono stati trovati sul tappeto dell’ingresso; strano, perché Benno ha pulito intorno, senza preoccuparsi delle fibre del tessuto, che trattengono i fluidi come sangue (che lui sostiene essere sgorgato, sia pur poco, nell’agonia dei genitori), saliva o altro.

Dopo, segue la rimozione dei corpi, ma tempi e modi sono stati desunti e intuiti, non certo esplicitati, né dal killer né da altri in aula, con il solo aiuto dei tabulati e del satellitare della Volvo. Non correremo certo dietro alle dichiarazioni di Benno, che ha sostenuto di non averla parcheggiata sotto il solito albero perché carico di neve; prendiamo atto che un vicino, in uscita dal portone, lo avrebbe visto affannato. Solo, ci illudiamo di ricevere una completezza di informazioni irraggiungibile.

Nessuno ha sentito rumori, tonfi, qualche grido strozzato. Questo duplice delitto è avvenuto nel silenzio prealpino di un pomeriggio invernale senza testimoni di sorta. A differenza di un altro parricida, Aral Gabriele (vedi nostro articolo https://secolo-trentino.com/2022/12/22/aral-gabriele/), che ha potuto agire indisturbato nell’abitazione familiare, lasciando i corpi in camera da letto e inventandosi la responsabilità della banda della Magliana,  o di Pietro Maso, che li ha mollati in casa, Benno aveva il problema di portar fuori i cadaveri, uno a uno, trascinandoli per il condominio, transitando dall’esterno, con il rischio reale di incontrare i vicini; e, in quel particolare periodo, di essere fermato da qualche pattuglia di controllo coprifuoco. Quella Volvo, come tutte le station wagon, non ha il bagagliaio coperto, ma lo spazio posteriore bene in vista.

Come spesso abbiamo fatto notare (casi Mario Biondo, Garlasco, Lolita, Erba) non di rado gli animali hanno un ruolo in queste storie: e noi non abbiamo capito dove sia finita, nel lasso di tempo tra gli omicidi e lo scarico a fiume, la vecchia Naya. Zia Carla in aula ha ribadito che Benno aveva provato a rifilargliela, ma lei aveva rifiutato, troppo indaffarata con la nonna. In qualche report si legge che Brenno avrebbe dichiarato di essere andato nel bosco, dopo averla caricata nel portabagagli. L’auto, sequestrata il 5 gennaio, è stata passata al setaccio e non risulta siano state trovate tracce né di umani né di animali. Quello stesso giorno Benno è con Jasmine, che non accenna mai alla presenza del cane; né gli altri parenti ne parlano mai, dopo il 4. Naya, nelle sue condizioni, praticamente in fin di vita anche lei, non poteva essere lasciata sola per tanto tempo, per esempio nella notte tra il 4 e il 5, quando Benno avrebbe dormito con Martina.

Veniamo al movente. Esso è stato individuato con relativa facilità nei disturbi mentali del giovane, incrociati con i dissapori familiari; l’incapacità di intendere e di volere è stata respinta; per buon peso, è stato detto che i Neumair veneravano la secondogenita, brillante e realizzata, a discapito del maschio, considerato un fallito senza nasconderglielo. Il teste della difesa, amico di famiglia, Adriano Speciale, ha affermato di aver spesso rimproverato, soprattutto a Laura, le disparità di trattamento tra i figlioli. E’ uscita perfino un’assurda ipotesi: che fosse stato adottato ( Cultweb 7 ottobre 2023). Alcune fotografie mostrano in realtà Laura con sguardo adorante verso Benno; e lui stesso, nella scarna confessione, lascia intendere di avercela avuta più col padre, mentre la mamma sarebbe stata una vittima necessaria.

Inevitabilmente è entrato in scena il narcisismo, associato con la schizofrenia paranoide, congenita e/o agevolata dall’uso di steroidi estremi e altre porcherie.

I tratti narcisistici sono ormai i protagonisti assoluti delle analisi criminologiche e psichiatriche, che non considerano mai come tale inclinazione, da decenni, venga praticamente incentivata attraverso l’ossessione dell’autoaffermazione incontrollata.

Benno, dal canto suo, si sarebbe comportato come in una sfida al mondo. Incita le amichette a mentire, fa lavare gli indumenti, provoca la sorella (che sa prevenuta) nelle loro conversazioni, racconta in giro plateali frottole: uno dei tanti assassini che agisce ben sapendo che verrà beccato di lì a poco.

In aula, smagrito, non più depilato ma irsuto, come mostrano le impietose inquadrature, è strafottente, sarcastico, insolente verso i magistrati, che accusa di essere ripetitivi nelle domande e, sostanzialmente, un po’ tonti nel non capire le sue risposte, mandando in arrampicata i suoi difensori, già impegnati in un arduo compito: quello di dimostrare come egli sia stato vittima di un trigger, un corto circuito dovuto al mobbing familiare. Brenno si avvale della facoltà di non rispondere se gli chiedono di raccontare le modalità omicidiarie.

L’ergastolo è lo scontato esito di una vicenda con un finale forse prevedibile, ma non evitabile, salvo i Neumair avessero avuto la forza di cacciare di casa un figlio, per prevenire tragedie a proprie spese.

Subito dopo la sua incriminazione si formò su Facebook il gruppo “Le bimbe di Benno”, sedicenti ragazze “garantiste e innamorate”, che oggi sembra ancora attivo.

Per caso le donne a volte sbagliano, idolatrando e sostenendo i cattivi ragazzi?

Carmen Gueye

carmengueye
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Genovese, ex funzionario ministeriale nell’ambito della pubblica sicurezza, è autrice di libri, saggi e romanzi; articolista e già pubblicista, si occupa particolarmente di cronaca nera e spettacolo

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