Di tennis sappiamo poco. Lo seguivamo negli anni settanta, quando imperversavano Adriano Panatta e il suo dream team formato, oltreché da lui, da Paolo Bertolucci, Corrado Barazzutti e Tonino Zugarelli, che portarono a casa, in Cile, la coppa Davis riacciuffata finalmente solo nel 2023 (e per i due anni successivi, compreso il corrente).
Naturalmente ai tempi non ci sfuggirono le spettacolari performance delle star del tempo, Borg ( in comune con Panatta una storia con Loredana Berté), Connors, McEnroe, Vilas, Gerulaitis., Lendl, delle colleghe Navratilova e Simionescu (quest’ultima ex moglie di Borg, che appaga anche il versante rosa di questa disciplina), anche se, per generazione, non gustammo la bravura della nostra Lea Pericoli. Demmo un’occhiata agli anni ottanta di Boris Becker, Vilander e altri, via via, finché il nostro interesse sfumò.
Più indietro, arrivavamo solo a lui, Nicola Pietrangeli, erede del nobile sport della pallacorda, portato ai fasti dagli angloaustraliani, giocatori di un’eleganza distrutta dall’agonismo, che però Pietrangeli riuscì a ereditare.
Nicola non era molto più italiano di Jannik Sinner, ma si fece tale. Nato nel 1933 a Tunisi, da padre abruzzese e madre russa, iniziò a esercitarsi in un campo di prigionia dove la famiglia era reclusa in tempo di guerra, e inizialmente parlava francese e russo; imparò la nostra lingua quando arrivò nella patria paterna, di cui acquisì la nazionalità. Per i suoi allori, si può consultare il web, noi non sapremmo parlarne con perizia; era allenatore del team vincente nel 1976, ma gli attriti con la federazione lo indussero a dimettersi, per continuare su altre vie, manager, consulente e perfino attore.
Noto per il fidanzamento con la conduttrice Licia Colò, Nicola era stato sposato con una modella, da cui aveva avuto tre figli; di essi Giorgio è scomparso lo scorso luglio, circostanza che non ha certamente giovato alle condizioni del padre, già provato da lunga malattia.
Con lui se ne va una stagione di sportivi più dediti alla pratica che al glam, pur potendoselo permettere per prestanza e bravura.
Carmen Gueye


