Riprendo un libro edito nel 1947 da Valentino Bompiani nella sua collana “Vinti e vincitori”. Un titolo del genere per una collana – occorre notarlo – è già un segno di genio editoriale e di coraggio, quando gli editori erano editori veri. E’ un libro che mi venne regalato una vita fa da una persona cui sono stato molto legato e che ora riposa a Pisa, con in vista lontana ma ben visibile la Torre. Il libro è “Dialogo con la morte” di Arthur Koestler, un testo che oggi diventa ancora più vivo e bruciante così come quel “Buio a mezzogiorno”, censurato perchè andava contro quella che Croce – la segnalazione preziosa è di Andrea Bitetto – chiama la “verità fissa”, in questo caso quella del regime sovietico e dei suoi satelliti occidentali.
La guerra di Spagna, la condanna a morte, i giorni di attesa dell’esecuzione mentre Koestler, nella sua cella, ricostruisce le storie e i volti di quella guerra che avrebbe anticipato il secondo conflitto mondiale. In certi momenti ironico e sarcastico come solo chi aspetta la morte in un certo modo può esserlo, il suo racconto si snoda fra “burocratismo e negligenza” che caratterizzano il conflitto ma anche fra le vite comuni e il dolore che prova un testimone impegnato come lui. “Morire – anche al servizio di una causa impersonale – è sempre una faccenda personale e intima” ci ricorda, cominciando a scrivere e a noi, ormai abituati ai circhi funerari, viene una sorta di rimpianto per quando esisteva ancora il silenzio onorevole, la penombra orgogliosa di tempi lontani dove il lutto era lutto.
Arthur Koestler – come in fondo George Orwell – fu per tutta la sua vita un individuo solo, solo con la sua intelligenza e la sua sensibilità, con il suo coraggio e la sua curiosità, ignorato quando non combattuto da tutti per la sua libertà di vita e di pensiero. Visse nel grande rispetto della vita umana, di ogni vita umana che poi è il solco che divide da sempre l’umanità in due. Non a caso il libro è aperto da una citazione di André Malraux. “Une vie ne vaut rien mais rien ne vaut une vie”. Una vita non vale niente ma niente vale una vita.


