Brigitte, la femme folle?

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Brigitte era nata nel 1934 a Parigi da famiglia borghese. Per anni le biografie hanno raccontato che il suo vero nome fosse Camille Javal, confondendola con il suo personaggio nel film “Il disprezzo” del 1963, diretto da Jean Luc Godard, tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia; oggi si è stabilito che si chiamasse proprio come l’abbiamo conosciuta.

Bellezza gallica, la giovinetta non sfuggì all’educazione dei suoi tempi, che prevedeva lezioni di danza classica adatte al suo fisico filiforme, fino a essere ovviamente notata dalle agenzie di modelle e, da quel mondo finire dritta nelle prime pellicole, già inquadrata come Lolita trasgressiva, ma ci fu anche qualche esperienza italiana (“Tradita”, 1954, regia Mario Bonnard, “Mio figlio Nerone”, 1956, di Steno).

Quel fiore fu colto dal suo primo coniuge, il regista franco/russo Roger Vadim (1928/2000), uso a impalmare attrici ( sposerà anche Annette Stroyberg, Jane Fonda e Maria Christine Barrault, oltre alla relazione con Catherine Deneuve, da cui ebbe un figlio), Roger lanciò la giovanissima moglie nei ruoli in cui l’abbiamo conosciuta, a partire da “Piace a troppi” del 1956 (“Et Dieu… créa la femme”, in originale).

Chi c’era negli anni a venire sentiva parlare di lei soprattutto per la girandola di amori, sempre diversi, ospitati nella villa di Saint Tropez, località resa famosa grazie al suo nome. Negli anni sessanta ci furono altri due matrimoni, il terzo con l’iconico playboy tedesco Gunter Sachs, il secondo entrato nella bufera per dichiarazioni di Brigitte di molti anni successive.

Rimasta incinta, la Bardot nel 1960 sposò il collega Jacques Charrier e nacque Nicholas, oggi economista, padre e nonno in  Norvegia. Che la neo mamma avesse scarsa voglia di occuparsi del pargolo, è cosa nota, in questo forse meno ipocrita di tante star, mammine care solo davanti ai teleobiettivi; che dunque lo avesse volentieri lasciato in custodia al papà, è altrettanto risaputo, poiché nel frattempo si era già riaccasata con un altro collega, Sami Frey.

Negli anni novanta però, in un sussulto di crudeltà postuma, o forse perché aveva bisogno di guadagnare qualcosa, ella scrisse un’autobiografia in cui la gravidanza veniva descritta in termini raccapriccianti, dichiarando che avrebbe preferito partorire un cane; e che, a causa della depressione, poiché non era riuscita ad abortire e il suo corpo rifiutava quell’atto, aveva tentato più volte il suicidio dopo il parto.

Nella sua professione la Bardot non se la cavava male, in ruoli drammatici e perfino surreali (per esempio “Un adorabile idiota” con Anthony Perkins, del 1963, regia di Édouard Molinaro), coprendo una vasta gamma di personalità infelici, sofferenti, e naturalmente anche sexy: ma non ci sembra calzante paragonarla a Marilyn, poiché una certa leggerezza transalpina la salvava dal prendere sul serio le esibizioni ( in nudo, cosa che la Monroe non poteva fare) per cui oggi viene ricordata.

Bardot non volle lavorare in America, dove fece solo una comparsata d’eccellenza in “Erasmo il lentigginoso” del 1965, con James Stewart, ed era considerata il simbolo della lascivia francese.

Nei primi anni settanta Brigitte, quarantenne, mollò il cinema e si diede all’attivismo animalista estremo, giungendo a proferire frasi razziste contro il terzo mondo, a suo dire poco sensibile al tema; altrettanto improvvida fu col mondo gay, tranne tornare precipitosamente sui suoi passi e chiedere scusa. In seguito la pensionata del cinema si scagliò contro l’Islam, deprecando che sorgessero moschee e i campanili tacessero: peccato che tali parole provenissero da una donna che non si era mai interessata al cristianesimo; e che in Francia i campanili tacciono perché le chiese sono quasi inesistenti e ai francesi “doc”, della religione, importa poco o niente; era entusiasta della “pandemia” che avrebbe reso il mondo meno affollato di umani.

Sposata in quarte nozze, nel 1992, con Bernard d’Ormale, esponente del partito di le Pen, Brigitte lascia il mondo a 91 anni.

Brigitte Bardot: bellissima, brava attrice, pessima comunicatrice.

Carmen Gueye

Carmen Gueye
Carmen Gueye
Genovese, ex funzionario ministeriale nell’ambito della pubblica sicurezza, è autrice di libri, saggi e romanzi; articolista e già pubblicista, si occupa particolarmente di cronaca nera e spettacolo

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