lunedì, Febbraio 9, 2026
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Macron, gli occhiali e l’Europa in posa

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C’è un momento preciso in cui la politica smette di parlare e comincia a posare. Nel caso di Emmanuel Macron, quel momento è arrivato a Davos, sotto le luci fredde del potere globale, con un paio di occhiali da sole da aviatore dal taglio cinematografico. Non un dettaglio casuale, ma un messaggio che viaggia più veloce di qualunque discorso e poco importa il fatto che la causa sia un incidente che ha riguardato il suo occhio.

Già da tempo Macron aveva trasformato la propria leadership in un flusso permanente di immagini. I suoi canali social sono un diario di resistenza quotidiana: il presidente che lavora mentre gli altri riposano, che risponde, che agisce, che appare sempre un passo avanti. È la logica dell’”uomo totale”, l’incarnazione di una presenza continua. Non è solo comunicazione — è branding istituzionale.

L’episodio degli occhiali segna però un salto qualitativo. Si tratta dei Pacific S01 Doublé Or di Henry Jullien, montatura metallica argentata e lenti blu specchiate, modello da 650 euro prodotto artigianalmente in Francia ma controllato dal gruppo italiano iVision Tech dal 2023. Macron ha deciso di indossarli al World Economic Forum di gennaio 2026,scatenando un effetto virale immediato: il sito aziendale in tilt, boom di ordini e il titolo di iVision sospeso in borsa per eccesso di rialzo (+30% in poche ore).

Sul sito del produttore a oggi si legge il seguente annuncio: “A seguito dell’elevata visibilità ottenuta dal modello Pacific by Henry Jullien, indossato dal Presidente Emmanuel Macron al convegno di Davos, il sito eShop sta ricevendo un numero eccezionale di visite e richieste. Per garantire a tutti un accesso stabile e sicuro, abbiamo attivato questa pagina ufficiale temporanea dedicata all’acquisto del modello”.

La rete si infiamma, prevedibilmente. E Donald Trump, dal suo palco a Davos, ha ironizzato: “What the hell happened?”.

Perché Macron, e anche l’intera Europa, vive questa illusione: compensare la mancanza di forza con scenografia. Non potendo competere con la schiettezza comunicativa del trumpismo, ne copia la posa. L’occhiale diventa allora più di un accessorio o uno strumento per coprire una momentanea imperfezione: è una corazza psicologica, un modo per dire “ci sono, comando, resisto” — anche se la partita vera si gioca altrove.

Il problema è che l’Europa non sa recitare bene questo ruolo. Nel terreno dell’immagine resta sempre un passo indietro. La teatralità, che potrebbe essere arma, diventa caricatura. E Macron, con la sua intelligenza lucida e narcisista, lo sa perfettamente: oggi il leader non è più solo un decisore politico. È un medium vivente, un marchio, un racconto continuo.

La prova? Gli occhiali sono andati a ruba. Nessuna campagna pubblicitaria, nessun contratto di sponsorizzazione. Solo un gesto ripreso, condiviso, imitato. È la pubblicità perfetta: quella che non si riconosce come tale. Macron qui non fa più solo il Presidente: fa l’influencer, con tutta la potenza simbolica del caso.

Del resto, i leader hanno sempre creato mode senza bisogno di slogan. Pensiamo ai sovrani inglesi e al loro Barbour: decenni di immagini sobrie hanno trasformato un giaccone in manifesto. Non serve dire “compratelo”. Basta indossarlo nel modo giusto. L’oggetto smette di essere merce e diventa racconto.

Forse Macron prepara già il “dopo Eliseo”. Perché nell’epoca dell’attenzione, contare significa restare visibili. E la visibilità è la nuova forma di potere — quella che non passa per i trattati, ma per i frame.

M.S.

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Voci diverse, radici comuni: autori e pensieri che hanno contribuito a Secolo Trentino

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