Giuseppe “Peppino” De Filippo nacque a Napoli nel 1903; era il minore dei tre figli nati dalla lunga relazione extraconiugale tra il commediografo Eduardo Scarpetta e Luisa De Filippo; gli altri due erano Eduardo ( 1900/1984) e Annunziata detta Titina (1898/1963), suoi illustri colleghi. Le cronache vogliono che la moglie del papà fosse una parente di Luisa, nonché madre di un figlio illegittimo di re Vittorio Emanuele secondo: nulla che si possa oggi verificare.
Il padre naturale, per altri versi distaccato dalla sua seconda famiglia, aiutò in qualche modo questa sua prole già precocemente dotata (migliore dell’altra “legale”) e Peppino, molto piccolo, già interpretava “Peppiniello” in “Miseria e nobiltà”, a firma paterna, opera che conosceremo meglio nell’omonimo film con Totò, degli anni cinquanta. Con il concittadino De Curtis il giovane strinse amicizia e lavorerà proficuamente per il cinema, dopo anni di successi in palcoscenico, in lavori dialettali, sempre in posizione subordinata ai fratelli, quando recitavano insieme; aveva studiato poco e malvolentieri in collegio, ma gli toccherà prestare servizio militare; nel 1929 sposò Adele Carloni, cognata di Titina; nel 1930 nacque l’unico suo figlio, Luigi (scomparso nel 2018), attore a sua volta. In seguito la coppia si separò, per il nuovo amore di lui, Lidia Martora, sposata “ in articulo mortis” nel 1971. Dopo la vedovanza arrivò l’incontro con l’ultima consorte, Lelia Mangano, attrice a seguito del marito.

Peppino, Adele e il piccolo Luigi
I tre De Filippo fondarono la “Compagnia Teatro Umoristico, i De Filippo”. Fu un’esperienza di grande valore, con tournée in tutta Italia, successi e qualche difficoltà ( il marito di Titina, l’ attore di una certa fama Pietro Carloni, era insofferente al dominio dei cognati). Tuttavia nel 1944, per dissidi con il fratello Eduardo e forse ispirato dalla nuova compagna Lidia Martora, il minore dei De Filippo abbandonò il gruppo che Titina, la mediatrice, aveva cercato di tenere unito.
L’accordo familiare non è sempre scontato, particolarmente in una famiglia difficile, nata nella clandestinità, anche se il patriarca aveva provveduto più o meno al mantenimento e uno dei figli Scarpetta aveva loro dato qualche lavoro, peraltro con una certa condiscendenza che sapeva di carità. Tuttavia è notorio che Eduardo non voleva mettere in discussione il suo ruolo di leader e ostentava una superiorità intellettuale non sempre bene accetta; Titina lo seguì nella sua sfolgorante carriera da drammaturgo, Peppino prese la propria strada.
E tale strada fu trionfale, sia al cinema che in teatro, dove egli spaziò da Molière ad Harold Pinter a Tito Maccio Plauto: indimenticabile la sua interpretazione de “I Menecmi”, passata in una rassegna televisiva negli anni settanta. Il piccolo schermo gli diede un’altra grande soddisfazione, quando egli presentò Canzonissima 1966, lo show del sabato sera, lanciando il personaggio di “Pappagone”.
Nel frattempo se n’era andata Titina, cardiopatica ma indomita nel calcare il palcoscenico; si sono sprecate le leggende su una riconciliazione dei fratelli sul suo letto di morte e pare che solo tali fossero. Invece Peppino tenne sottobraccio Eduardo quando questi perse la figlioletta Luisella, nel 1960.

Al funerale di Luisella
I giornalisti lo stuzzicavano sulla rivalità con Eduardo e lui non si tirava indietro dichiarando, senza mezzi termini, che il fratello aveva goduto dell’appoggio politico dell’ala sinistra politica, tanto da essere nominato senatore a vita dal presidente Pertini.
Il “piccolo” della nidiata se ne andò il 27 gennaio 1980.
Rimane aperta la querelle sulla presunta supremazia artistica del primo rispetto al secondo: reale o gonfiata?
Posatasi la polvere del tempo va riconosciuto che Eduardo, scomparso nel 1984, ha riscosso un successo mondiale, soprattutto per alcune opere teatrali del calibro di “Natale in casa Cupiello” e “Filumena Marturano”, quest’ultima scritta su misura per Titina, rappresentata a Londra da Joan Plowright (moglie di Laurence Olivier) e trasfusa al cinema in “Matrimonio all’italiana”, 1964, regia di Vittorio De Sica, con Sofia e Marcello.
Nondimeno non si può ignorare che Peppino sia stato più eclettico e le sue interpretazioni cinematografiche hanno surclassato quelle di Eduardo il quale, pur sceneggiatore, non sembra aver saputo cucirsi addosso qualche personaggio incisivo; e, da attore, risultava plumbeo e autocompiaciuto.
Celebriamo dunque Peppino De Filippo, una delle ultime maschere oltre Napoli, italiana a tutto tondo.
Carmen Gueye


