Più partecipazione dei cittadini come strumento concreto di prevenzione della corruzione. È questo il cuore delle osservazioni che Più Democrazia in Trentino ha depositato nei giorni scorsi sul piano anticorruzione e trasparenza 2025–2027 della Provincia autonoma di Trento, documento inserito nel Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO) dell’ente.
Anche in questa occasione l’associazione ha scelto di utilizzare gli strumenti di partecipazione popolare previsti dall’ordinamento, portando un contributo definito costruttivo e documentato. Strumenti che esistono, ma che – viene sottolineato – risultano troppo spesso sottovalutati, poco promossi e di fatto difficilmente accessibili ai soggetti della società civile.
«La partecipazione non è un vezzo formale né un adempimento simbolico – afferma l’associazione – ma un principio sostanziale della nostra Costituzione e una leva riconosciuta a livello internazionale per rafforzare trasparenza, integrità e fiducia nelle istituzioni. È un dovere dell’amministrazione attuarla in modo effettivo, ed è una responsabilità della politica non ignorarla».
Nel documento inviato alla Provincia vengono evidenziate alcune criticità strutturali dell’attuale piano. In particolare, la mancata valorizzazione del legame tra prevenzione della corruzione e partecipazione dei cittadini, nonostante un’ampia letteratura dimostri che processi decisionali chiusi aumentano il rischio di opacità e disimpegno civico. L’associazione segnala inoltre l’indebolimento degli strumenti digitali di partecipazione, a partire dalla dismissione di servizi che avevano consentito consultazioni pubbliche strutturate e tracciabili.
Viene poi richiamata la fragilità del cosiddetto controllo diffuso, aggravata dalla precarizzazione dell’informazione locale e dall’aumento di atti intimidatori verso amministratori e operatori dei media, fattori che renderebbero più difficile quel ruolo di vigilanza informale considerato un presidio importante contro fenomeni corruttivi. Tra le carenze indicate figura anche l’assenza di un ricorso sistematico a strumenti come l’Analisi di Impatto della Regolamentazione (AIR) e la Valutazione ex post (VIR), ritenuti fondamentali per prevenire norme inefficaci o eccessivamente influenzate da interessi ristretti.
Accanto alle criticità, Più Democrazia in Trentino formula proposte operative di integrazione del piano, in linea con le raccomandazioni di organismi internazionali come l’OCSE e l’Unione europea, oltre che con il Codice dell’Amministrazione Digitale. Tra queste, l’adozione di piattaforme digitali di partecipazione open source come Decidim, per rendere le consultazioni pubbliche stabili, accessibili e verificabili, e l’integrazione strutturale della partecipazione nei processi normativi e regolamentari, anche a supporto delle procedure AIR e VIR. Proposta infine l’introduzione di un monitoraggio periodico sul rapporto tra partecipazione, trasparenza e fiducia dei cittadini.
«Garantire processi partecipativi reali – conclude l’associazione – significa rafforzare la prevenzione della corruzione alla radice, non limitarla a un esercizio burocratico». Un messaggio rivolto a chi è responsabile della redazione e dell’attuazione delle misure anticorruzione provinciali, con l’auspicio che le osservazioni presentate vengano tenute in considerazione.

