«La sfida non è solo organizzare le Olimpiadi, ma accogliere».
È da qui che parte la riflessione del consigliere provinciale Claudio Cia, che interviene sul clima che si sta costruendo attorno ai Giochi invernali di Milano Cortina 2026 e sul modo in cui il territorio rischia di essere percepito da residenti e visitatori.
Lo spunto è un episodio avvenuto fuori dal Trentino – un bambino rimasto a terra su una tratta ferroviaria per un problema legato a un “ticket olimpico” – ma per Cia il significato è più ampio: quando un grande evento si regge su regole rigide e automatismi, la persona rischia di diventare un dettaglio. E un’Olimpiade che perde di vista le persone, sostiene, smette di essere una festa e diventa qualcosa di distante, se non respingente.
Il ragionamento si sposta così anche sul Trentino, chiamato a ospitare alcune competizioni e a reggere un afflusso straordinario di pubblico. Nessuno, chiarisce il consigliere, immagina che un evento di questa portata possa essere “per tutti” o a basso costo. La differenza, però, sta tra un evento prestigioso e un evento percepito come “alieno”, calato dall’alto, dove chi vive o visita il territorio si sente gestito come un flusso e non accolto come un ospite.
Il nodo, secondo Cia, non è soltanto il prezzo del biglietto, ma il costo complessivo dell’esperienza, soprattutto in termini di accesso. A Predazzo, ad esempio, per alcune gare di salto con gli sci le tariffe ufficiali hanno mostrato prezzi di partenza elevati per le sessioni più attese. Ma la questione emerge ancora di più dove i biglietti risultano più abbordabili, come per le gare di sci di fondo a Tesero.
Qui entrano in gioco i meccanismi organizzativi: sistemi di Park & Ride obbligatori, parcheggi prenotati e a pagamento, regole stringenti sull’accesso e sulla permanenza. Per Cia il punto non è contestare l’esistenza delle regole – inevitabili in un evento di questa scala – ma l’effetto che producono sulla percezione delle persone. Una famiglia o un gruppo che si organizza per assistere a una gara può trovarsi a sommare biglietti, parcheggi, prenotazioni ripetute su più giornate, vincoli orari. A quel punto, osserva, cambia la sensazione: si può pensare di pagare per un’esperienza ben organizzata, oppure di essere gestiti come un problema da smaltire, con un costo su ogni passaggio.
È una differenza sottile ma decisiva, perché – nella lettura del consigliere – non si esaurisce nei giorni dei Giochi. Le comunità locali, ricorda, stanno già sopportando modifiche alla viabilità, carichi sui servizi e cambiamenti nella vita quotidiana. Se anche i visitatori vivono l’evento con stress e senso di sfruttamento, il rischio è duplice: durante i Giochi aumentano l’irritazione e le lamentele, mentre dopo diminuisce la voglia di tornare.
Per Cia il turismo non vive di una settimana, ma di reputazione, passaparola e ritorni. Chi si sente accolto torna; chi si sente trattato come un problema o come un portafoglio da svuotare difficilmente lo farà. Il suo non è un discorso “contro” le Olimpiadi, ma un invito a non perderne di vista il senso più profondo: essere sì un grande evento sportivo, ma anche un’occasione di incontro tra territori e persone.


