Volano stracci in Rai tra Massimo Giletti e Sigfrido Ranucci. Tra i due una serie di colpi bassi ben sotto la cintura accusandosi, l’uno contro l’altro, di mancata deontologia professionale mandando in brodo di giuggiole gli amanti del gossip. Eufemismo, poiché siamo alle prime schermaglie di uno scandalo di proporzione inimmaginabile.
Riepiloghiamo: Giletti è riuscito ad impossessarsi di una serie di messaggi intercorsi tra Ranucci e Maria Rosaria Boccia. Si, avete letto bene: la signora Boccia, già al centro di uno scandalo come “accompagnatrice” del ex Ministro Sangiuliano ed oggi, a quanto pare, confidente della nuova icona della sinistra, ovvero quel Sigfrido Ranucci dalle belle speranze targate falce e martello. Con questo nuovo coup de foudre, la ex factotum di Sangiuliano, si candida prepotentemente a nuova Mata Hari della politica italiana.
In questo scambio di messaggi con la Boccia, il prode Ranucci, lascia intendere come la TV di Stato, ma così pure Fininvest, siano diventate una lobby per gay. Ovvero, lavorano principalmente i gay o comunque, l’omosessualità, è un passe partout per lavorare in televisione. Non contento, l’ardito Ranucci, snocciola una serie di nomi e cognomi mantenendo il riserbo soltanto su uno di questi, indicando solo la prima lettera del cognome: B. Pure lui? Chiede la Boccia; pure lui, risponde il buon Sigfrido. Un nome altisonante, quindi, ma non necessita di sforzare la fantasia per capire chi sia B.
Tra i nominativi dei gay, manco a dirlo, Ranucci lega l’ex golden boy della televisione italiana, quel Massimo Giletti tornato in Rai dopo l’esperienza a La 7 di Cairo e compagni vari. Ieri sera, all’inizio della sua trasmissione su Rai3, la critica di un inferocito Giletti a Ranucci al limite dell’offesa personale; oggi, sui social, la replica (sconcertante) di Ranucci. Un Ranucci verso il quale vorrei fare una domanda sola: come mai tutta questa confidenza con Maria Rosaria Boccia, compagno?
Comunque sia, dichiarazioni fallaci o meno ne vedremo delle belle poiché siamo solo alla punta del iceberg, pensando a tutti questi gay sparsi per le reti televisive, ammesso e non concesso che sia vero, mi piace ricordare la famosa battuta nel film Amici Miei, il film cult sulla goliardia toscana girato ben prima della più grande imbecillità partorita da una mente umana, ovvero il politically correct. Faccio mia la battuta immaginando l’ingresso negli studi televisivi di questi signori: Oh ragazzi, come si sta bene tra noi, tra uomini, ma perché non siamo nati tutti finocchi?
Marco Vannucci


