venerdì, Marzo 6, 2026
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Carcere di Spini a Trento, Zanella e Parolari (PD): «La rieducazione resta un’utopia»

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Sovraffollamento, carenza di personale e limitate opportunità rieducative. Sono questi i principali temi sollevati dai consiglieri provinciali Paolo Zanella e Francesca Parolari, esponenti del Partito Democratico del Trentino, al termine della visita effettuata il 12 febbraio alla casa circondariale di Spini di Gardolo.

Nel comunicato diffuso, i due consiglieri riferiscono che il carcere di Spini a Trento ha raggiunto quota 410 persone detenute, di cui 41 donne. Secondo quanto riportato, parte dell’aumento sarebbe legata ai trasferimenti disposti dal Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria del Triveneto, con l’arrivo di detenuti provenienti da istituti di Veneto e Friuli.

Zanella e Parolari evidenziano inoltre la carenza di personale della polizia penitenziaria. Al momento dell’apertura della struttura, ricordano, erano presenti 297 agenti per 240 detenuti; attualmente gli agenti sarebbero circa 230 a fronte di 410 reclusi. Nel comunicato si segnala anche il malfunzionamento dell’impianto di domotica per la chiusura automatica delle celle, che risulterebbe in parte non operativo.

Nel corso della visita, i consiglieri dichiarano di aver raccolto testimonianze relative alle condizioni di detenzione, con riferimento alle restrizioni nelle sezioni a regime ordinario e ad alcune differenze rispetto ad altri istituti penitenziari, come il numero di telefonate consentite settimanalmente. Viene inoltre menzionato un episodio di autolesionismo avvenuto il giorno precedente alla visita.

Un ulteriore punto riguarda le attività lavorative e formative all’interno del carcere di Spini a Trento. Secondo quanto riferito dai firmatari del comunicato, le opportunità attualmente disponibili – sia attraverso cooperative esterne sia tramite attività interne – sarebbero limitate rispetto al numero complessivo dei detenuti. I consiglieri richiamano in questo contesto l’articolo 27 della Costituzione, che attribuisce alla pena una finalità rieducativa.

Nel documento viene riconosciuto un aumento delle persone ammesse ai permessi, alla semilibertà e al lavoro esterno ai sensi dell’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario. Tale dato viene collegato all’incremento dei funzionari giuridico-pedagogici negli ultimi anni.

I consiglieri concludono chiedendo un rafforzamento delle politiche di reinserimento socio-lavorativo e una maggiore attenzione organizzativa alla realtà del carcere di Spini a Trento, anche attraverso l’ipotesi di un Provveditorato regionale.

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