La riforma della magistratura torna al centro dello scontro politico. A intervenire è la senatrice del Movimento 5 Stelle Dolores Bevilacqua, che in un’intervista a Radio Cusano ha attaccato duramente il governo e il ministro della Giustizia Carlo Nordio, sostenendo che l’obiettivo della riforma non sia quello di risolvere i problemi della giustizia italiana, ma piuttosto quello di ridimensionare il ruolo della magistratura. Le dichiarazioni arrivano mentre il confronto politico resta acceso attorno alla riforma costituzionale che introduce, tra l’altro, la separazione delle carriere, i due Csm e l’Alta Corte disciplinare, oggetto del referendum del 22 e 23 marzo 2026.
Nel corso della trasmissione “Battitori Liberi”, Bevilacqua ha criticato anche alcune norme legate alla gestione dei reati predatori, sostenendo che l’attuale impianto normativo non stia dando risposte efficaci. La senatrice ha ricordato il lavoro svolto dal M5S sulla riforma Cartabia, rivendicando la presentazione di centinaia di emendamenti sia durante la precedente legislatura sia nei confronti dell’attuale esecutivo, con particolare riferimento ai reati come il borseggio.
Una parte centrale del suo intervento ha riguardato il funzionamento del Consiglio superiore della magistratura. Bevilacqua ha richiamato i procedimenti disciplinari avviati negli ultimi due anni nei confronti di magistrati, sostenendo che il fatto che il ministro Nordio abbia impugnato solo poche decisioni dimostrerebbe, a suo giudizio, che l’operato del Csm non presenta le criticità indicate dalla maggioranza. Il tema è strettamente collegato alla riforma sostenuta dal governo, che prevede appunto la nascita di una nuova Alta Corte disciplinare e la separazione dell’attuale Csm in due organi distinti.
Secondo la parlamentare del Movimento 5 Stelle, il nodo politico sta proprio qui: la riforma non sarebbe pensata per rendere più efficiente il sistema giustizia, ma per regolare i conti con una parte della magistratura considerata scomoda da una parte del centrodestra. Nel suo intervento Bevilacqua ha citato anche alcune storiche condanne definitive che, a suo avviso, vengono impropriamente liquidate come sentenze politicizzate. Da qui l’accusa più dura rivolta all’esecutivo: quella di voler mettere il potere politico al di sopra della legge.
Le parole della senatrice si inseriscono in una campagna referendaria sempre più aspra. Da settimane, infatti, la riforma della giustizia e della magistratura alimenta un duro confronto tra governo, opposizioni e magistrati. Lo stesso Nordio, nei giorni scorsi, ha difeso la riforma sostenendo che non limiterebbe l’autonomia della magistratura, mentre da più parti del fronte del No viene denunciato il rischio di un progressivo controllo politico sull’ordine giudiziario.
Nel finale del suo intervento, Bevilacqua ha allargato il discorso anche al piano politico generale, mettendo in discussione i risultati concreti dell’azione internazionale del governo Meloni e sostenendo che, al di là della centralità rivendicata dall’esecutivo, per i cittadini siano arrivati soprattutto nuovi costi e nuove difficoltà economiche.


