Nel pieno della crisi internazionale legata all’Iran e mentre l’Europa torna a misurarsi con i contraccolpi energetici del conflitto, Roberto Vannacci interviene con una posizione netta: l’Italia, sostiene, dovrebbe sottrarsi a una dinamica bellica che non coincide con il proprio interesse nazionale. L’europarlamentare e leader di Futuro Nazionale lo ha detto ai microfoni di Radio Cusano, durante la trasmissione “Battitori Liberi”.
Secondo Vannacci, il tema centrale non è soltanto militare, ma anche economico. Nel suo ragionamento, l’aumento dei prezzi degli idrocarburi provocato dalla guerra starebbe già scaricando i suoi effetti sui cittadini italiani, tra carburanti più cari, bollette pesanti e rincari sui beni di consumo. Da qui la sua critica all’impostazione europea e la richiesta di riaprire con maggiore pragmatismo il dossier delle importazioni energetiche dalla Russia.
“Vanno dette meno bugie”, ha affermato Vannacci, sostenendo che il canale del gas russo non sarebbe mai stato davvero chiuso e che nel 2025 diversi Paesi europei, tra cui Francia e Olanda, avrebbero anzi aumentato gli acquisti. Su questo punto il contesto internazionale mostra effettivamente che alcuni Stati Ue hanno incrementato nel 2025 le importazioni di energia russa, mentre Bruxelles resta formalmente orientata all’uscita definitiva dal gas di Mosca.
Nel corso dell’intervento, Vannacci ha poi attaccato il Green Deal europeo, definendolo una delle cause dell’aumento dei prezzi alla pompa. A suo giudizio, l’impatto delle accise mobili sarebbe marginale, mentre una riduzione strutturale del costo dell’energia passerebbe piuttosto da un abbassamento del prezzo del petrolio e da una revisione dei meccanismi europei di tassazione climatica. Sul piano tecnico, le stime sull’effetto dell’ETS2 sui carburanti sono discusse e variabili, ma il tema del peso delle politiche climatiche sui costi energetici è già parte del confronto europeo; la stessa Commissione prevede inoltre la possibilità di rinviare l’avvio del sistema in caso di prezzi energetici eccezionalmente alti nel 2026.
La parte più politica dell’intervento arriva però sul terreno militare e geopolitico. Vannacci sostiene che Donald Trump “cambia idea ogni giorno” e che la linea americana sull’Iran appaia oscillante e difficilmente leggibile. Da qui la sua conclusione: l’Italia non dovrebbe restare esposta in una guerra che, nella sua lettura, ha obiettivi americani ma rischi condivisi anche dai militari italiani presenti nelle basi colpite. Per questo l’europarlamentare chiede il ritiro delle nostre truppe, rivendicando una postura più strettamente legata all’interesse nazionale.
Nella sua analisi c’è anche un calcolo politico interno agli Stati Uniti: un eventuale aumento del prezzo della benzina, ha osservato, potrebbe tradursi in un costo elettorale per Trump in vista delle elezioni di metà mandato. È un passaggio che conferma il tentativo di leggere il conflitto non solo come scontro regionale, ma come partita capace di riflettersi direttamente sui mercati energetici e sugli equilibri politici occidentali.
In chiusura, Vannacci ha toccato anche il referendum sulla giustizia, annunciando il suo voto favorevole. “Io voto sì al referendum”, ha dichiarato, spiegando di collocarsi tra quanti ritengono necessaria una magistratura realmente libera e dotata di autentica autonomia come potere dello Stato. Un riferimento che si inserisce nella campagna verso il voto del 22 e 23 marzo, chiamato a confermare o respingere la riforma costituzionale in materia di ordinamento giurisdizionale e Corte disciplinare.


