David Rossi, nuova svolta: il giallo dell’uomo nel vicolo e la telefonata prima della notizia

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Il caso David Rossi torna ancora una volta al centro dell’attenzione pubblica, e lo fa con nuovi elementi che rischiano di rendere ancora più fitto un giallo italiano mai davvero chiarito. Nel servizio andato in onda ieri sera a Le Iene, firmato da Marco Occhipinti e Roberta Rei, emergono infatti una testimonianza inedita e nuovi interrogativi sulla figura dell’“uomo nel vicolo”, comparsa nei filmati di sorveglianza circa mezz’ora dopo la caduta del manager del Monte dei Paschi di Siena.

A rendere particolarmente delicato il passaggio è il racconto di Maurizio Montigiani, dipendente della banca, secondo cui sarebbe stato Francesco Giusti ad avvertirlo della morte di David Rossi in un orario nel quale, almeno secondo quanto ricostruito, la notizia non era ancora pubblica. È questo uno dei punti che il servizio televisivo pone con maggiore forza: non solo la questione dell’identità dell’uomo ripreso nel vicolo, ma anche quella della tempistica con cui alcuni soggetti avrebbero appreso quanto era accaduto.

Secondo quanto riferito da Montigiani, la telefonata sarebbe arrivata attorno alle 20.50, comunque prima delle 21, mentre lui stava ancora cenando. Una ricostruzione che, se confermata, aprirebbe interrogativi non marginali, perché i colleghi che entrarono nel vicolo trovando il corpo di Rossi vi arrivarono soltanto alle 20.45 circa. Nel servizio, questo dettaglio viene presentato come uno dei tasselli più significativi di una vicenda che, a distanza di tredici anni, continua a mostrare zone d’ombra difficili da ignorare.

Francesco Giusti, raggiunto dalla trasmissione, ha inizialmente ricondotto la propria conoscenza della notizia ai social e in particolare a Siena News, sostenendo di aver letto lì dell’accaduto prima di telefonare a Montigiani. Ma proprio sugli orari si concentra la contestazione de Le Iene: la discrepanza tra la chiamata raccontata dal collega e la pubblicazione online della notizia finisce per rendere la spiegazione assai poco lineare. Messo di fronte a questa contraddizione, Giusti ha fornito una versione più incerta, arrivando a sostenere che quella telefonata potesse essere avvenuta “per altre cose”.

Non è però soltanto la questione della telefonata a riportare sotto i riflettori il nome di Giusti. Una testimone, l’ex vigilessa Giovanna Ricci, ha infatti sostenuto di riconoscerlo come la figura misteriosa che compare nel vicolo con un telefono in mano, mentre guarda nella direzione in cui si trovava il corpo di David Rossi. Giusti respinge da tempo questa ipotesi e davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta ha negato di essere lui l’uomo ripreso nei filmati. Ma anche in questo caso restano elementi che hanno alimentato i dubbi, a partire dal confronto sulle misure della sua altezza e sulla compatibilità con quella calcolata dai carabinieri del Ris per la figura visibile nel video.

Il punto decisivo, tuttavia, è che tutto questo avviene in una fase completamente nuova dell’inchiesta. A inizio marzo 2026 la Commissione parlamentare d’inchiesta ha approvato una relazione nella quale si esclude il suicidio e si afferma, sulla base delle nuove perizie, che David Rossi sarebbe stato ucciso. Pochi giorni fa, anche la procura di Siena ha riaperto formalmente le indagini, riaccendendo una vicenda che per anni era stata archiviata due volte come suicidio.

Dentro questo nuovo quadro, le parole raccolte da Le Iene assumono inevitabilmente un peso diverso. Perché la domanda non è più soltanto se vi siano state anomalie investigative o sottovalutazioni nel passato, ma se alcuni dettagli rimasti ai margini possano oggi concorrere a una ricostruzione molto più grave. Chi era davvero l’uomo nel vicolo? Come poteva qualcuno parlare della morte di Rossi prima che la notizia fosse diffusa? E perché per tanto tempo certi passaggi sono rimasti senza una risposta definitiva? Sono interrogativi che oggi tornano con una forza ancora maggiore.

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