Migranti e CPR, scontro a Trento dopo le parole del vescovo Tisi

Share

Le parole pronunciate dall’arcivescovo di Trento Lauro Tisi sui migranti e sui CPR hanno acceso in poche ore uno scontro politico e istituzionale che va ben oltre il perimetro ecclesiale. Durante la veglia del 24 marzo per la Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri, Tisi ha definito i migranti “la nostra salvezza” e ha parlato dei Centri di permanenza per il rimpatrio come di una “tragedia”, arrivando a dire: “Questi fratelli ci stanno tenendo in piedi e noi li trattiamo con durezza, con negligenza, con freddezza” e infine “Cari fratelli migranti, perdonateci”. La presa di posizione è arrivata mentre in Trentino resta aperto il dossier del futuro CPR previsto in via Maso Visintainer, progetto concordato nell’ottobre 2025 tra Provincia autonoma di Trento e Ministero dell’Interno.

A quelle parole hanno replicato con toni duri i consiglieri Claudio Cia, Walter Kaswalder e Luca Guglielmi, che in una nota parlano di una “lettura semplicistica” del fenomeno migratorio e rivendicano una distinzione netta tra testimonianza morale e responsabilità di governo. Nel comunicato, i tre sostengono che “una cosa è predicare, altra cosa è governare” e accusano alcuni ambienti ecclesiali di trasformare una questione complessa in una rappresentazione emotiva, finendo per colpevolizzare cittadini e istituzioni. La loro linea è chiara: la dignità della persona va difesa, ma senza rimuovere il tema della legalità e senza descrivere i CPR come una deviazione morale dello Stato, bensì come strumenti previsti dall’ordinamento per gestire situazioni di irregolarità.

La polemica, però, non si è fermata alla risposta del centrodestra. Nelle stesse ore il sindaco di Trento Franco Ianeselli ha espresso pubblicamente solidarietà al vescovo Tisi, definendo “preoccupanti” gli attacchi rivolti all’arcivescovo. Secondo il primo cittadino, si può essere in disaccordo con i contenuti dell’omelia, ma non è ammissibile pretendere di stabilire quali temi la Chiesa possa affrontare e quali no. Ianeselli ha richiamato il principio della laicità dello Stato come equilibrio che implica anche la libertà della Chiesa e ha definito “intimidatorie” le argomentazioni usate contro il vescovo, leggendo quanto accaduto come un segnale poco in sintonia con la tradizione trentina del confronto plurale.

Leggi anche

Ultime notizie