Papa Leone XIV porterà la croce al Colosseo: la Via Crucis del Papa tra fede e disciplina

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Papa Leone XIV porterà personalmente la croce in tutte le quattordici stazioni della Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo, venerdì 3 aprile, in quello che si annuncia come uno dei gesti più simbolici del suo pontificato. Le meditazioni che accompagneranno il rito sono state affidate a padre Francesco Patton, già Custode di Terra Santa, come riferito da Vatican News.

C’è però anche un dettaglio umano, quasi inatteso, che rende questa immagine ancora più interessante. Oltre al valore spirituale del rito, per Papa Leone XIV sarà inevitabilmente anche l’occasione per dimostrare che le ore trascorse tra palestra, tennis e piscina non sono state tempo perso. Dietro l’immagine del Pontefice raccolto e misurato si intravede infatti da tempo quella di un uomo abituato a prendersi cura del proprio fisico. Quando ancora era il cardinale Robert Prevost, si allenava due o tre volte alla settimana in una palestra romana, con sedute fino a un’ora e un lavoro mirato soprattutto sulla resistenza e sulla capacità cardiovascolare.

Il gesto, naturalmente, ha prima di tutto un significato religioso. Ma possiede anche una forza visiva e narrativa evidente: un Papa che non si limita a presiedere il rito, ma sceglie di sostenere fisicamente il segno centrale della Passione. Una decisione che è in contrasto rispetto a un’immagine molto diversa da quella rimasta impressa nella memoria collettiva nel 2005, quando Giovanni Paolo II, ormai consumato dalla malattia, non poté recarsi al Colosseo e seguì la Via Crucis dalla sua cappella privata, stringendo il crocifisso in una delle ultime immagini del suo personale martirio, pochi giorni prima della morte.

Due epoche diverse, per due pontefici simili sotto molti aspetti, finiscono per restituire due volti della vita cristiana. Da una parte la forza, la disciplina, perfino il desiderio di mostrarsi saldo davanti ai fedeli; dall’altra la sofferenza, l’abbandono e l’amore per Dio vissuto anche nell’ora del dolore estremo.

Il confronto, naturalmente, non riguarda la statura spirituale dei due momenti, ma la loro rappresentazione. Nel caso di Wojtyła, la Via Crucis del 2005 fu quasi la sovrapposizione definitiva tra il rito della Passione e il corpo sofferente del Pontefice. Con Leone XIV, invece, la scena restituisce almeno in parte un’altra immagine del papato: non quella del corpo piegato dal dolore, ma quella di una presenza ancora salda, disciplinata, capace di trasformare la fisicità stessa in testimonianza.

Del resto, il lato sportivo del Pontefice non è una costruzione giornalistica. Le stesse fonti vaticane lo descrivono come un appassionato di tennis, passione riemersa anche nell’incontro del maggio 2025 con Jannik Sinner. A completare il quadro ci sono poi le parole pronunciate dallo stesso Papa nel novembre 2025, quando spiegò ai giornalisti di dedicarsi a “un po’ di tennis” e “un po’ di piscina”, aggiungendo che l’attività fisica fa bene al corpo e all’anima.

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