Sinceramente, sono molto emozionato nell’annunciare una nuova rubrica per il nostro giornale: “Gli occhi di Alberto”. Alberto sta Alberto Torregiani, il figlio del gioielliere milanese Pierluigi assassinato il 16 febbraio del 1979 dai PAC, acronimo di Proletari Armati per il Comunismo, il gruppo terrorista guidato da Cesare Battisti.
Durante l’attacco, Alberto Torreggiani, fu ferito gravemente alla colonna vertebrale rimanendo paraplegico. Tre giorni dopo la tragedia, Alberto, compiva 15 anni, li festeggiò in coma, all’ospedale meneghino. Egli giocava al calcio, ed era pure bravo, da esterno sinistro in una squadra giovanile satellite del Milan. Da quel maledetto giorno, il calcio, può solo vederlo, ma Alberto non conosce il rancore. Odiare è per lui un verbo impossibile al punto, una volta ristabilito, di fare visita con la sua carrozzina ad uno degli autori dell’attentato in carcere.
Guardandolo diritto negli occhi il terrorista abbassò lo sguardo e la testa, proferendo queste parole: “solo adesso capisco la cazzata commessa”. Ad Alberto gli bastò per perdonarlo. Due anni fa, in RAI, è stato trasmesso il film sulla vicenda, ripreso dal suo libro “Ero in guerra ma non lo sapevo”, da cui il titolo del film. Su Rai Play è possibile vederlo ancora. Da tanti anni, Alberto, è il Presidente di un’associazione Onlus dedita ad aiutare i diversamente abili, recentemente è stato incaricato, dall’attuale Governo, alla commissione per la tutela dei diritti delle persone con disabilità.
Questa, in poche righe, la figura di Alberto Torregiani, ma per descrivere le azioni di Alberto non basterebbe un’intera enciclopedia. Personalmente non ho ancora avuto il piacere di conoscere personalmente Alberto, ma sarà mia premura quanto prima, nel frattempo lo faremo insieme leggendo “Gli occhi di Alberto”.
Benvenuto in Secolo Trentino, Alberto Torregiani!
Raimondo Frau


