Trento, il Festival Organistico 2026 riscrive l’immagine dell’organo

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Il 21° Festival Organistico internazionale “Città di Trento” punta a rilanciare l’organo oltre i suoi stereotipi più consolidati. La rassegna 2026, presentata dall’Associazione Organistica Trentina “Renato Lunelli”, si propone infatti di mostrare al pubblico un volto meno prevedibile di uno strumento spesso percepito come distante, costoso, legato quasi esclusivamente alla liturgia e poco attrattivo per le nuove generazioni.

Nella presentazione del cartellone, il presidente Stefano Rattini insiste proprio su questo punto: l’obiettivo è accompagnare l’organo “nel suo cammino” dentro un mondo in rapida trasformazione, evitando che la sua storia ne oscuri le possibilità ancora oggi inespresse. Da qui la scelta di un programma pensato non solo per il pubblico già affezionato, ma anche per chi finora è rimasto lontano da questo repertorio.

L’idea di fondo è semplice: liberato dai pregiudizi, l’organo a canne può ancora sorprendere. Non solo per la sua imponenza sonora, ma per la capacità di attraversare linguaggi diversi, ben oltre i confini più abituali della tradizione sacra. Il Festival costruisce così un percorso che prova a smontare, uno dopo l’altro, i luoghi comuni più diffusi.

Tra aprile e maggio sono annunciati giovani interpreti, allievi ed ex allievi dei conservatori italiani, chiamati a mostrare quanto studio e quanta vitalità continuino a gravitare attorno a questo strumento. Spazio poi al dialogo con il cinema, con il film di Buster Keaton The Navigator, che sarà accompagnato dal vivo in Sala della Filarmonica da una colonna sonora interamente improvvisata all’organo.

Il cartellone guarda anche alla riscoperta della trascrizione, alle nuove composizioni contemporanee e all’improvvisazione, con accostamenti meno consueti. Tra questi, l’incontro tra l’organo della Badia di San Lorenzo e il basso-tuba, pensato per esplorare combinazioni timbriche rare, e una serata in Filarmonica in cui organo e pianoforte metteranno a confronto due noti improvvisatori, impegnati a sviluppare lo stesso tema da prospettive differenti.

Non manca neppure l’apertura ai linguaggi elettronici, in un dialogo con i suoni “naturali” del Vegezzi Bossi-Mascioni della Filarmonica, uno degli strumenti più rappresentativi del patrimonio cittadino. La chiusura sarà invece dedicata alle arti figurative e al rapporto tra musica e Bauhaus, con un omaggio a Lyonel e Laurence Feininger sotto il segno di Bach.

L’edizione 2026 segna inoltre l’avvio ufficiale di una collaborazione più stretta con la Fondazione Filarmonica, realtà che, come ricorda Rattini, lavora in sintonia con il Festival già da venticinque anni, a partire dal restauro dello storico organo della Sala della Filarmonica, presente dal 1907.

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