Unico lungometraggio italiano in concorso al Trento Film Festival. Courma Et Courmayeur sono una realtà che si intreccia e si lascia, che si avvicina e si allontana, che si sfiora e si distanzia: sono un mondo complesso, quello che Elettra Gallone, milanese di nascita e montagnina di adozione, ci racconta.

Per i turisti è Courma
Il ponte dell’Immacolata è la Courma che entra in un qualcosa di sacrale e dissacrante, che diventa spettacolo invernale, ma vale anche per il ferragosto: si inizia la stagione turistica, che significa un aumento esponenziale del lavoro nei servizi commerciali e di divertimento, piste da sci, bar, ristoranti, autobus, negozi.
La regia mescola sapientemente luci, colori, orari, sequenze, seguendo una serie di personaggi: i 4 amici turisti milanesi, i 2 amici sciatori alpinisti, la squadra di sci, i lavoratori del settore bar, ristoranti, tabaccherie, la famiglia di agricoltori, gli addetti gli impianti di risalita.
Si accende l’albero, si accendono i monitor, si fa la fiaccolata e poi la stagione è aperta e i turisti, nei fine settimana e nelle date cruciali, sono tantissimi, arrivano in bus, in taxi, in macchina e a volte sono preparati, abitué, a volte sono imbranati, specialmente con le gomme estive senza catene, che significa causare coda e incidenti.
Ma oltre a ciò ci sono le abitudini: serate di musica, gin tonic, cene, baci e allegria che accomunano tutti, turisti e persone del posto, compatibilmente con il lavoro, perché chi lavora per i servizi di montagna o per l’economia di montagna non può, perché deve essere per forza dall’altra parte della barricata.
La gratitudine che scarseggia
Essere coscienti che per avere un gelato in quota serve portarselo a mano, che per avere un dipendente in quota serve riuscire a farlo salire in ovetto o seggiovia, che ci sono competenze che non nascono dal nulla, ma dalla passione e dal rispetto reciproco.

Un gatto dalla finestra guarda l’ordine e il disordine, ci sono molte cose che vanno bene, altre che possono non andare bene, ognuno ha il suo punto di vista. Per la tabaccaia il problema è lo stress per la clientela strafottente, per gli agricoltori il problema è il lupo, per gli stagionali il problema è la brevità del periodo, per i turisti il problema è che inizia a scarseggiare la neve e non fa freddo abbastanza, ma ancora le cose sono sufficientemente ordinarie.
Musica che fa un certo effetto
Courma è musica, di Raffaele ‘Neda’ D’Anello, che ha lavorato alla costruzione del contrasto fra i grandi silenzi della montagna e l’irruzione dei turisti e delle sciate a tutto volume. Questa realtà corre su un dualismo che esisteper testimoniarlo ci sono le canzoni tamarre, la musica techno, il richiamo pastorale suonato con la ghironda, uno strumento che il musicista ha chiamato sintetizzatore medievale.
Tuttavia la migliore di tutte è la musica utilizzata anche come sigla, la celeberrima Montagnes Valdôtaines, che in origine era un canto popolare declinato per molte zone geografiche alpine, in questo film magistralmente cantato da una donna sola, mescolato con l’elettronica, ripetendo il concetto del documentario. Le luci artificiali e naturali, di giorno e di notte, i rumori e il silenzio del vento, tutto quello che serve per modulare contrasti scenici.
Courmayeur è il resto del tempo
Courmayeur è un paesino in fondo alla Valle d’Aosta, alle pendici del Monte Bianco, che conta 3.000 abitanti, fatto di essenziale, sport, natura e relazioni che si incontrano nelle feste con i 35.000 convoglianti. Courma et Courmayeur di Elettra Gallone, era il progetto originale del documentario presentato in Film Commission; sono stati i personaggi a dare un senso alla storia.
Martina Cecco

