In Italia quasi tutti dichiarano di riconoscere le proprie emozioni, ma pochissimi affermano di saperle gestire pienamente quando diventano intense. È uno dei dati più significativi del MINDex 2026, il Barometro del benessere mentale degli italiani realizzato da Unobravo insieme a Ipsos Doxa e dedicato quest’anno all’educazione emotiva.
Secondo la ricerca, il 90% degli italiani si dice almeno abbastanza consapevole delle proprie emozioni. Solo il 10%, però, dichiara di saperle gestire pienamente. Il nodo, dunque, non riguarda soltanto la capacità di capire che cosa si prova, ma anche gli strumenti necessari per affrontare emozioni forti senza esserne sopraffatti.
Il dato si inserisce in un quadro più ampio: solo una persona su quattro dichiara di essere stata educata alle emozioni. Per educazione emotiva si intende la capacità di riconoscere, nominare, comprendere e gestire le proprie emozioni e quelle degli altri. Una competenza che, secondo il report, resta ancora fragile nel Paese, pur in un contesto in cui la salute mentale viene percepita come un tema sempre più rilevante.
Uno degli aspetti più delicati riguarda il rapporto tra uomini e benessere psicologico. Dal MINDex emerge che il 40% degli uomini italiani si considera molto consapevole delle proprie emozioni. Tuttavia, solo il 15% dichiara di riuscire a controllare pienamente le emozioni forti e a riflettere prima di reagire. È qui che si concentra il paradosso: una percezione positiva di sé non sempre coincide con una reale capacità dichiarata di gestione emotiva.
La distanza emerge anche nella richiesta di aiuto. Secondo i dati riportati nel materiale della ricerca, il 37% degli uomini si rivolgerebbe a un professionista della salute mentale senza particolari problemi, contro il 51% delle donne. Unobravo riferisce inoltre che nel 2025 la quota di pazienti uomini che hanno intrapreso un percorso di supporto psicologico attraverso la piattaforma si è fermata al 38%, pur risultando in crescita rispetto al 2022.
Danila De Stefano, CEO e founder di Unobravo, collega questa differenza anche al peso dei modelli educativi ricevuti. Secondo De Stefano, emotività e vulnerabilità possono essere ancora percepite da molti uomini come elementi distanti dal proprio modo di essere, con il rischio di arrivare più tardi alla richiesta di sostegno.
Il report dedica poi un focus alla Gen Z, la fascia tra i 18 e i 29 anni. Anche qui il quadro è meno lineare di quanto potrebbe sembrare. La ricerca segnala che solo un giovane uomo su dieci dichiara di riuscire a controllare pienamente le emozioni forti e a riflettere prima di reagire. Nel report completo viene inoltre indicato che, tra gli uomini Gen Z, solo il 9% considera i problemi di salute mentale come una difficoltà comune per la quale non si viene più giudicati.
Tra le emozioni più difficili da discutere in famiglia resta l’affetto. Il 37% degli italiani indica amore e affetto tra i sentimenti di cui si parlava con difficoltà durante infanzia o adolescenza. Seguono tristezza, rabbia e paura. Nel focus sulla Gen Z, rabbia e tristezza assumono un peso più marcato, con valori rispettivamente del 28% e del 27% nel materiale diffuso.
Le radici di questa fragilità, secondo il MINDex, sono spesso familiari. Solo due italiani su dieci dichiarano di aver avuto genitori capaci di aiutarli a dare un nome alle proprie emozioni. In molti casi, invece, il tema veniva affrontato in modo discontinuo, minimizzato o evitato. Il report indica anche che il 58% degli intervistati dichiara di essere stato scoraggiato a esprimere le proprie emozioni.
Non manca, però, un segnale di cambiamento. Un genitore su due dichiara di voler educare i propri figli in modo diverso rispetto all’educazione emotiva ricevuta. Il 66% considera una priorità insegnare a bambini e ragazzi a parlare delle proprie emozioni. La percentuale sale al 75% tra le donne e si ferma al 57% tra gli uomini.
Resta forte anche il peso dello stigma. Solo il 9% degli italiani considera la salute mentale un tema ampiamente e apertamente discusso. Il 77% ritiene invece che lo stigma sia ancora molto o abbastanza presente, mentre il 23% dichiara che questo condiziona apertamente conversazioni e scelte.
Il supporto psicologico viene comunque riconosciuto come uno strumento importante. Il 52% degli intervistati lo considera essenziale per il benessere emotivo e la crescita personale. Allo stesso tempo, il 45% avrebbe qualche esitazione nel rivolgersi a un professionista e l’11% non lo farebbe o sarebbe molto a disagio nel farlo.
Nel mese dedicato alla consapevolezza sulla salute mentale, Unobravo ha annunciato anche la campagna “Unobravo for Men”, dedicata al benessere psicologico maschile e realizzata con il sostegno della no-profit Mica Macho. L’iniziativa punta a sensibilizzare soprattutto gli uomini sulla possibilità di chiedere aiuto, superando l’idea che fragilità e vulnerabilità debbano essere nascoste.
Alla presentazione del MINDex 2026 è intervenuta anche Federica Picchi, indicata dall’ufficio stampa come sottosegretario allo Sport e Giovani di Regione Lombardia. Picchi ha richiamato l’aumento delle problematiche legate al benessere psicologico tra giovani e adolescenti e ha citato alcune iniziative regionali, tra cui il bando Giovani Smart e il bando “La Lombardia è dei giovani 2025”, con risorse destinate anche a sportelli psicologici individuali e di gruppo.
L’indagine quantitativa è stata condotta da Ipsos Doxa per Unobravo tra il 26 marzo e il 6 aprile 2026, attraverso 1.600 interviste con metodologia CAWI. Il campione è rappresentativo della popolazione italiana tra i 18 e i 70 anni ed è stato strutturato per riflettere genere, età, area geografica e titolo di studio.

