In vista della scadenza fiscale del 30 giugno gli imprenditori italiani verseranno all’erario circa 22,9 miliardi di euro. È la stima dell’Ufficio studi della CGIA, che definisce l’appuntamento uno degli adempimenti più impegnativi dell’anno: tra Ires, Irap e Irpef il sistema produttivo deve reperire quasi un punto di Pil.
La quota più consistente arriverà dall’Ires, l’imposta sul reddito delle società di capitali, stimata in 15,8 miliardi. Si aggiungono 5,1 miliardi di Irap, 1,8 miliardi di Irpef e 209 milioni di addizionali regionali e comunali.
Secondo l’associazione, in una fase di liquidità ridotta non si può escludere che molti contribuenti scelgano di rinviare il versamento al 30 luglio, possibilità consentita dalla normativa ma che comporta — salvo molte microimprese — una maggiorazione dello 0,4%. Per le attività soggette agli ISA con fatturato fino a 5,1 milioni di euro è prevista la possibilità di pagare entro il 20 luglio senza maggiorazioni, oppure entro il 19 agosto con un aumento dello 0,8%.
La CGIA inserisce il dato in un quadro di pressione fiscale elevata: nel 2025 l’Italia si è collocata al 43,1% del Pil, quinto valore più alto nell’Unione europea dopo Francia (46,1%), Danimarca (45,5%), Belgio (44,2%) e Austria (44,1%), ma sopra Germania (41,8%) e Spagna (38,1%). L’associazione segnala anche un recupero record dell’evasione nel 2025, pari a 36,2 miliardi, a fronte di un’evasione che — sempre secondo le sue elaborazioni — sottrae all’erario circa 107 miliardi l’anno.

