Hantavirus, la “peste” che non è peste: cosa sappiamo

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Gli ultimi aggiornamenti sul focolaio di hantavirus collegato alla nave MV Hondius hanno riacceso una paura antica: roditori, navi, spazi chiusi, malattie che sembrano arrivare da lontano e sfuggire al controllo. Il richiamo alla peste bubbonica viene quasi spontaneo, ma dal punto di vista medico-scientifico è scorretto. La peste è causata dal batterio Yersinia pestis ed è oggi trattabile con antibiotici se diagnosticata in tempo; l’hantavirus è invece un’infezione virale, trasmessa soprattutto attraverso urine, feci o saliva di roditori infetti, spesso inalate in particelle di polvere contaminate.

La somiglianza, dunque, non è clinica ma simbolica: il rapporto tra uomo, ambiente, animali e vulnerabilità biologica. Gli hantavirus possono provocare due quadri principali: la febbre emorragica con sindrome renale, più frequente in Europa e Asia, e la sindrome cardio-polmonare da hantavirus, tipica delle Americhe. Una revisione pubblicata nel 2023 su The Lancet Infectious Diseases descrive queste infezioni come zoonosi emergenti, legate all’ecologia dei roditori, all’ambiente e ai comportamenti umani. Nei casi gravi, non esiste una terapia antivirale specifica di efficacia consolidata: contano soprattutto diagnosi rapida, supporto intensivo e gestione tempestiva.

Non è una storia nuova. Uno studio pubblicato su Military Medicine ha ricostruito focolai tra forze militari, dalla Seconda guerra mondiale alla guerra di Corea fino ai Balcani, in contesti segnati da polvere, scavi, accampamenti e contatto con aree frequentate da roditori. Anche l’Europa ha avuto precedenti significativi: nel 2007, in Germania, un focolaio da virus Puumala fu studiato attraverso sequenze virali umane e di roditori, mostrando cluster geografici distinti.

Oggi l’attenzione è concentrata sulla MV Hondius, nave olandese di spedizione partita da Ushuaia il 20 marzo 2026 con 149 persone a bordo di 23 nazionalità, è al centro di un focolaio di hantavirus Andes. Al 7 maggio si registrano 8 casi, di cui 5 confermati e 3 sospetti, e 3 decessi. I primi sintomi sono emersi dall’inizio di aprile, con decessi a bordo e dopo sbarchi intermedi. Tre pazienti sono stati evacuati verso i Paesi Bassi, altri gestiti in Sudafrica. La nave, partita da Capo Verde, è diretta a Tenerife con protocolli di isolamento, mentre proseguono le indagini epidemiologiche e il tracciamento dei contatti.

Il virus Andes, presente in Sud America e a differenza della maggior parte degli hantavirus, può trasmettersi da persona a persona, ma in modo raro e in genere legato a contatti stretti e prolungati. Uno studio pubblicato nel 2020 su Emerging Infectious Diseases ha confermato, con sequenziamento completo, la trasmissione interumana in tre casi argentini del 2014.

Per questo la paura è comprensibile, ma va governata. Maria Van Kerkhove, dell’Oms, ha chiarito: “This is not Covid, this is not influenza”. Non si diffonde allo stesso modo, non ha la stessa capacità di trasmissione comunitaria. Il rischio per la popolazione generale è valutato basso dall’Oms e molto basso dall’ECDC per l’Europa. Ma il caso Hondius resta un promemoria severo: anche nel mondo tecnologico, un virus raro può trasformarsi in un caso internazionale quando ambiente, viaggi e ritardi diagnostici si incontrano.

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