In una data unica il 19 maggio 2026 è stato proiettato “Opus” il Film Concerto di Ryuichi Sakamoto. Il noto compositore e pianista giapponese che per mezzo secolo si è imposto sullo scenario musicale con iconici pezzi per piano e orchestra e colonne sonore celeberrime, principalmente, in Italia, grazie alla filmografia di Bertolucci.
Il film in bianco e nero è stato girato presso lo Studio 509, NHK Broadcasting Center, Shibuya, Tokyo, in Giappone. Prodotto da Bitters EndKAB AmericaKinetic Art & Business America è stato presentato in Italia all’80° Festival del Cinema di Venezia. Uscito ora, a 3 anni dalla morte per cancro del musicista, che è riuscito a suonare per l’ultima volta. Consapevole di non poter più essere concertista e di non poter più raggiungere personalmente i propri fan. Le scene musicali hanno solamente alcune battute di parole, in lingua giapponese, in cui il musicista dichiara di voler eseguire ancora un pezzo, successivamente di trovarsi in difficoltà.

Un lascito, un regalo, un ricordo
Il finale tagliente lascia capire tutta la consapevolezza di un autore originale, tradizionale, profondo e leggero nel contempo. Probabilmente uno dei moderni pianisti più versatili di sempre, capace di spaziare dalla composizione pop alla classica, dalla melodia delle assonanze alla melodia delle dissonanze, dalla musica tipicamente occidentale a quella tipicamente orientale, senza però cadere nella ripetizione e componendo opere con dinamiche molto complesse ma mai stucchevoli.
Il concerto di Ryuichi Sakamoto vuole essere una ripresa delle iconiche tracce compositive che hanno fatto la carriera del musicista. I pezzi più belli e le melodie celeberrime, che rendono merito a una musica di linguaggio universale. Perché è il suono che rende l’umanità capace di essere in sintonia, sono esperienze come queste, di grandi musicisti, di grandi opere, che insegnano l’onda della risacca interiore, in un andare e tornare di emozioni e di slanci, di paure e di freni.
L’autore nel pieno della propria faticosa esibizione non ha perso il momento per comunicare l’immortalità. Essere per sempre qualcosa impresso con delle note sulla carta, che diventano suono, che possono per sempre essere rivissute come se, non al posto di, come se tutto fosse fermo, perché niente rimane fermo. Accordi e non che si mescolano nella precisione del tempo.
L’opera è per sempre
L’uomo se ne va, ma la musica rimane, perché è viva, ha una sua indipendente esistenza, ogni composizione viaggia da sola, anche un Opus composto per avere una sua staticità di esecuzione, può essere governato solo in questa e non in quella esecuzione, dove procederà da sola, con le sue regole, con i suoi tasti, senza che ci siano delle mani in grado di imporsi e di superarla.
Un concerto semplice, se vogliamo, in solitaria, che però assume una grande importanza nel momento in cui è un Requiem, un lascito ai posteri, un dono di Ryuichi Sakamoto che – altrimenti – non avremmo mai più potuto scartare.
Il film del regista Neo Sora è stato girato pochi mesi prima della morte del musicista, nel 2023.
Protagonista fuori concorso all’80esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Successivamente è stato proiettato in altri festival, tra cui il New York Film Festival, il BFI London Film Festival e il Tokyo International Film Festival.
Iconico, centrato, essenziale, zen
Le opere che sono state interpretate nei 103 minuti del Film concerto sono le seguenti. Si inizia con la calma di Lack of Love e di BB, Andata, Solitude. Si entra nel merito della composizione più interpretativa con For Jóhann, Aubade 2020, Ichimei – Small Happiness. Mizu no Naka no Bagatelle, Bibo no Aozora, momento iconico a salire con Aqua, Tong Poo.
L’intramontabile ricordo di The Wuthering Heights, 20220302 – Sarabande, The Sheltering Sky. Un momento di divertissement con 20180219 (W/ Prepared Piano) e quindi il movimento più ampio di The Last Emperor. Chiudono infine Trioone Happy End. Non poteva mancare un dono piacevole per tutti, il Merry Christmas Mr. Lawrence e la triste chiosa del testamento musicale con Opus – Ending.
Martina Cecco

