All’AI Week arriva il confessionale con l’intelligenza artificiale: “The Algorithm Creed” fa

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Un confessionale, ma senza sacerdote. Una voce che ascolta, risponde e rielabora ciò che viene detto, ma non appartiene a un essere umano. È da questa immagine, volutamente disturbante, che nasce “The Algorithm Creed – Il Confessionale”, l’installazione presentata all’AI Week 2026 di Milano dall’artista Matteo Mandelli, noto anche con lo pseudonimo YOU.

L’opera riprende la forma del confessionale tradizionale e la trasforma in uno spazio di dialogo con l’intelligenza artificiale. Il visitatore entra, si siede e si confronta con una presenza non umana. Il gesto richiama quello della confessione, ma viene spostato in un contesto laico, tecnologico e provocatorio.

Al posto del sacerdote c’è un algoritmo. Non è soltanto una trovata scenografica, ma una riflessione sul rapporto sempre più stretto tra persone e sistemi artificiali. In un tempo in cui l’intelligenza artificiale viene usata per scrivere, lavorare, decidere, organizzare la vita quotidiana e persino cercare conforto, il confessionale di Mandelli porta all’estremo una domanda ormai concreta: quanto siamo disposti a raccontare di noi stessi a una macchina?

Il sistema funziona attraverso un agente vocale conversazionale. Il microfono raccoglie la voce del visitatore, la trascrive e la invia a un agente AI configurato per rispondere vocalmente attraverso gli altoparlanti presenti nella struttura. La sessione viene attivata da un pulsante fisico e, al termine, la trascrizione viene elaborata per essere anonimizzata.

“Ho preso un gesto molto umano e riconoscibile, quello della confessione, e l’ho spostato in una relazione con un’intelligenza artificiale”, spiega Matteo Mandelli. L’obiettivo, chiarisce l’artista, non è offrire risposte definitive, ma rendere visibile un cambiamento già in corso.

La forza dell’opera sta proprio nella sua ambiguità. Da un lato l’intelligenza artificiale appare come uno strumento di ascolto, apparentemente neutrale e disponibile. Dall’altro emerge la questione più scomoda: possiamo davvero consegnare pensieri, colpe, fragilità e giudizi morali a un sistema che non prova empatia e non possiede coscienza?

“The Algorithm Creed” non pretende di risolvere il dilemma. Lo mette in scena. E lo fa in modo immediato, quasi fisico, costringendo il pubblico a entrare dentro una domanda che riguarda ormai tutti: l’intelligenza artificiale resterà uno strumento, o diventerà anche un luogo simbolico al quale affidare parti sempre più intime della nostra vita?

Redazione
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La Redazione di Secolo Trentino è il team editoriale del quotidiano online indipendente fondato nel 2013. Copriamo ogni giorno le notizie di cronaca, politica, economia e cultura dal Trentino e dall'Italia. Direttrice Responsabile: Martina Cecco.

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