Velocizzare le opere pubbliche senza trasformare gli appalti in una gara al massimo ribasso. È la posizione espressa dal consigliere provinciale di Fratelli d’Italia Daniele Biada, intervenuto nel dibattito sull’ipotesi di modifica normativa relativa ai criteri di aggiudicazione dei lavori pubblici in Trentino.
Biada condivide l’obiettivo di ridurre i tempi delle gare e dare risposte più rapide a cittadini, amministrazioni locali e imprese. Ma avverte: semplificare non deve significare arretrare sulle garanzie.
Al centro della questione c’è la possibilità di estendere, per una fascia significativa di lavori pubblici, il ricorso al criterio del minor prezzo al posto dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Una scelta che, secondo il consigliere, può apparire semplice per accelerare le procedure, ma rischia di produrre conseguenze economiche e sociali rilevanti, soprattutto in un territorio come il Trentino.
“L’esperienza degli ultimi anni dovrebbe insegnarci qualcosa”, osserva Biada, richiamando le criticità emerse in diverse gare aggiudicate a operatori provenienti da fuori provincia e selezionati prevalentemente sulla base del prezzo più basso.
- Ribassi eccessivi, difficoltà finanziarie, procedure concorsuali, ritardi nei cantieri, varianti in corso d’opera, sostituzione degli appaltatori e maggiori costi per la pubblica amministrazione sono, secondo Biada, il rischio concreto di un sistema che guarda troppo al risparmio iniziale e troppo poco alla qualità dell’esecuzione.
“È questo il paradosso del massimo ribasso: si pensa di spendere meno, ma troppo spesso si finisce per spendere di più”, sostiene il consigliere provinciale.
Il tema riguarda direttamente il sistema produttivo trentino, composto in larga parte da piccole e medie imprese che operano in un territorio complesso, investono localmente, danno lavoro alle famiglie e collaborano con artigiani e professionisti della provincia.
Quando il prezzo diventa l’unico elemento di valutazione, secondo Biada, queste imprese rischiano di trovarsi davanti a un bivio: accettare margini sempre più ridotti, talvolta incompatibili con una gestione sana dell’azienda, oppure rinunciare a competere. Nel frattempo, operatori più grandi e provenienti da altri territori possono presentare offerte molto aggressive, non sempre accompagnate dalla stessa affidabilità nell’esecuzione.
Il consigliere riconosce il ruolo delle direttive europee e del Codice dei contratti pubblici come strumenti fondamentali per garantire concorrenza e trasparenza, ma chiede un’applicazione equilibrata, capace di tenere conto delle caratteristiche del territorio e delle finalità dell’appalto pubblico.
Per Biada, non sempre il prezzo più basso coincide con l’interesse pubblico. La pubblica amministrazione, afferma, dovrebbe comportarsi come un buon padre di famiglia: nessuno, quando costruisce casa, sceglie esclusivamente l’impresa con il preventivo più basso, senza valutare solidità, referenze, qualità dei lavori, rispetto dei tempi, sicurezza del cantiere e garanzie offerte.
L’attuale normativa, ricorda il consigliere, consente già di utilizzare il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che permette di valutare non solo il prezzo, ma anche qualità progettuale, organizzazione del cantiere, certificazioni, sicurezza, aspetti ambientali e sociali e affidabilità complessiva dell’impresa.
Se l’obiettivo è davvero accelerare la realizzazione delle opere pubbliche, secondo Biada la strada non è abbassare l’asticella della qualità. Bisogna invece intervenire sulla semplificazione delle procedure amministrative, sulla riduzione dei tempi burocratici, sulla progettazione e sulla capacità delle stazioni appaltanti di gestire rapidamente le gare.
“Gli appalti pubblici non sono semplici contratti”, conclude Biada. “Sono una scelta politica che determina chi crea lavoro, chi investe sul territorio e quale modello economico vogliamo costruire per il futuro. Trasformarli in una gara al ribasso significherebbe scegliere di indebolire proprio quelle imprese che, da decenni, rappresentano la spina dorsale dell’economia trentina”.

