PNRR, Marini: “Ora tutti rivendicano le opere. Ma il M5S difese quella scelta”

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Il completamento dei cantieri finanziati dal PNRR a Trento riapre il confronto politico sul Piano nazionale di ripresa e resilienza e sul ruolo avuto dalle diverse forze politiche nella stagione del Next Generation EU. A intervenire è Alex Marini, ex consigliere provinciale del Movimento 5 Stelle, che rivendica la scelta compiuta dal M5S nel sostenere il ricorso al debito comune europeo per finanziare investimenti pubblici dopo la crisi provocata dal Covid.

Il quadro trentino è rilevante. In provincia di Trento il PNRR vale complessivamente circa 1,6 miliardi di euro per quasi 12mila progetti. Una massa di risorse destinata a lasciare un segno su infrastrutture, sanità, ricerca, transizione ecologica, digitalizzazione, mobilità sostenibile ed efficientamento energetico.

A Trento, in particolare, il Comune ha tirato le somme su 25 progetti finanziati dal Piano, per 39,5 milioni di euro di risorse europee e un investimento complessivo vicino ai 60 milioni. Tra gli interventi più significativi figurano il centro intermodale di San Lorenzo e la ristrutturazione delle piscine Manazzon. Nei cantieri sono state coinvolte 162 imprese, dato che Marini richiama come esempio concreto dell’effetto prodotto dalla spesa pubblica produttiva sul territorio.

Per l’ex consigliere provinciale pentastellato, il completamento delle opere è una buona notizia per la comunità, ma impone anche una riflessione politica. “Riconoscere il valore degli investimenti europei — osserva Marini — non significa condividere automaticamente tutte le scelte dell’amministrazione comunale”. Su alcune opere, come la nuova stazione del trasporto pubblico extraurbano su gomma o la funivia Trento-Bondone, il Movimento 5 Stelle conferma infatti le perplessità già espresse in passato.

Il punto sollevato da Marini è però un altro. Non riguarda la valutazione tecnica o urbanistica dei singoli interventi, ma la narrazione pubblica che accompagna il PNRR. Secondo l’ex consigliere, le opere oggi rivendicate dagli amministratori locali sono state rese possibili da una scelta politica precisa: utilizzare risorse europee e debito comune per finanziare investimenti destinati alla modernizzazione del Paese.

“Le 162 imprese coinvolte nei cantieri di Trento — sottolinea Marini — rappresentano l’esempio concreto dell’effetto moltiplicatore della spesa pubblica produttiva: gli investimenti pubblici non producono soltanto infrastrutture, ma attivano lavoro, reddito, innovazione, competenze e sviluppo economico sul territorio”.

Da qui la critica alla narrazione politica attuale. Secondo Marini, ora che i cantieri arrivano a compimento, il merito delle opere viene rivendicato da più parti. Ma nella fase in cui si trattò di sostenere il Next Generation EU e il ricorso al debito comune europeo, il Movimento 5 Stelle sostiene di essere stato tra i pochi a difendere con convinzione quella scelta, mentre altri ne contestavano l’impostazione.

Il ragionamento ruota attorno alla distinzione tra debito “cattivo” e debito “buono”. Il primo, spiega Marini, finanzia consumi e sprechi senza lasciare un patrimonio alle generazioni future. Il secondo, invece, viene destinato a infrastrutture, servizi, patrimonio pubblico, efficienza energetica e sviluppo del territorio.

“Il completamento dei cantieri a Trento è una buona notizia per tutta la comunità — afferma Marini — ma è anche il promemoria di una verità spesso dimenticata: senza una visione politica capace di reperire quelle risorse e di investire sul futuro, quei progetti sarebbero probabilmente rimasti ancora nei cassetti”.

La rivendicazione del Movimento 5 Stelle non è quindi sulla gestione amministrativa dei singoli cantieri, ma sulla scelta politica che ha consentito di mettere a disposizione risorse straordinarie. Per Marini, contestare il debito nel momento in cui viene contratto e poi rivendicare i risultati quando le opere vengono inaugurate significa costruire un racconto parziale.

“Quando il debito serve a costruire il futuro — conclude — il giudizio non può cambiare a seconda della convenienza politica o della narrazione del momento. Se il debito viene criticato quando viene contratto, allora dovrebbe essere riconosciuto anche quando produce risultati concreti. Diversamente non siamo di fronte a un’analisi delle politiche pubbliche, ma a un racconto selettivo di pura propaganda che scarica sul M5S la responsabilità del debito ma si appropria dei meriti delle opere”.

Redazione
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La Redazione di Secolo Trentino è il team editoriale del quotidiano online indipendente fondato nel 2013. Copriamo ogni giorno le notizie di cronaca, politica, economia e cultura dal Trentino e dall'Italia. Direttrice Responsabile: Martina Cecco.

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