“Donne con la valigia. Primiero, storie di emigrazione negli anni ’50” è un libro e un progetto di ricerca storico-antropologica curato dall’insegnante Delia Scalet e dall’antropologo Angelo Longo.
Parlare di questo libro, per me, è un fatto importante, in quanto tra le storie di migranti che sono incluse nella seconda edizione, c’è anche quella di mia mamma che – ad oggi – ricorda le sue esperienze di migrante sempre con grande emozione.
L’opera, pubblicata originariamente nel 2022 da DbS edizioni e riproposta in un’edizione ampliata, raccoglie complessivamente una trentina di testimonianze orali di donne che nel secondo dopoguerra lasciarono le valli di Primiero, Vanoi e Mis per emigrare.
Il libro è scorrevole e – proprio in questi giorni – l’ho ripreso in mano, perché sono temi in cui si discute di emigrazione e di remigrazione, per sottolineare questi argomenti, che sono attuali, in quanto ci sono dei confronti da fare, per renderci conto di quello che è stato e di quello che sarà.
Il volume esplora un lato spesso dimenticato della storia migratoria italiana, mettendo al centro la prospettiva femminile. Il testo raccoglie i racconti diretti e i ricordi d’infanzia di donne che sono migrate per motivi di lavoro o familiari. Molte di queste donne partirono verso grandi città italiane (come Milano o Torino) o verso l’estero (Svizzera, Francia, Germania) per lavorare principalmente come collaboratrici domestiche, operaie o stagionali.
Le migrazioni per lavoro sono state importantissime, specialmente per innestare qualche soldo nelle valli di montagna e per discutere di progresso e di cambiamenti. Poche donne rimasero all’estero, solo quando si sposarono lì.
La ricerca analizza il coraggio, il sacrificio e il percorso di emancipazione di una generazione di donne che ha affrontato il distacco dalla propria terra d’origine per cercare un futuro migliore.
MC

