Nel dibattito contemporaneo sul destino dell’Occidente, la frattura tra Europa e Stati Uniti non è più un dettaglio geopolitico, né un effetto collaterale delle tensioni internazionali. È una divergenza strutturale, culturale e politica che affonda le radici nella nascita stessa della modernità. È questa la tesi che emerge con forza dal confronto tra studiosi come Luigi Marco Bassani, Flavio Felice, Sergio Belardinelli e Giovanni Sallusti: l’Occidente non è uno, ma due. E oggi questi due Occidenti sembrano incapaci di comprendersi. Se ne è parlato a Lodi Liberale, con moderazione del presidente Lorenzo Maggi.
Idee diverse di modernità
La modernità europea nasce con lo Stato sovrano, con la centralizzazione del potere e con la secolarizzazione che relega la religione nella sfera privata. È la modernità di Westfalia, del monopolio della forza, della ragione geometrica che pretende di ordinare la società dall’alto.
La modernità americana, invece, nasce senza sovranità. È figlia di comunità politiche pluraliste, di autonomie locali, di un’eredità medievale che l’Europa ha smarrito. Negli Stati Uniti la religione non è un residuo da confinare, ma una risorsa pubblica; la libertà non è un bene da proteggere tramite lo Stato, ma un rischio da correre.


Questa divergenza originaria produce due modelli di società che oggi si guardano con crescente incomprensione.

L’Europa ha trasformato la libertà in un bene da amministrare. La sicurezza sociale, la stabilità economica e la protezione statale sono diventate priorità culturali. La libertà è accettata, ma solo se accompagnata da garanzie. Il risultato è una società che invecchia, che fatica a immaginare il futuro e che preferisce la conservazione al cambiamento.
Gli Stati Uniti vivono la libertà come rischio. L’iniziativa individuale, la competizione delle idee, l’ottimismo antropologico sono elementi strutturali della cultura americana. La demografia è più dinamica, l’innovazione più rapida, la fiducia nel futuro più radicata. La differenza non è quantitativa: è qualitativa. Due idee di libertà producono due civiltà politiche.
Concetti economici diversi
Il confronto economico è impietoso. Come ricorda Giovanni Sallusti, solo la Germania supera di poco il reddito pro capite del Mississippi, lo stato più povero degli USA. Il Regno Unito, tolta Londra, non raggiunge nemmeno quel livello. L’Europa è diventata un continente che difende ciò che ha, mentre gli Stati Uniti continuano a creare ciò che non c’è ancora.
La burocrazia europea rallenta l’innovazione; l’ecosistema americano la accelera. L’Europa parla di sostenibilità, gli USA di crescita. Due linguaggi che riflettono due psicologie collettive.
Diversità etiche e politiche
La guerra in Ucraina e le tensioni in Medio Oriente hanno mostrato la fragilità strategica dell’Europa. La convinzione che la guerra fosse un retaggio di civiltà arretrate si è dissolta. Ma l’Europa non ha sviluppato una capacità autonoma di difesa: dipende dagli Stati Uniti, come già denunciava Eisenhower negli anni Cinquanta. Gli USA, pur attraversati da conflitti interni, mantengono una visione strategica globale. L’Europa, invece, fatica a definire i propri interessi e a tradurli in azione.
Bassani definisce l’antiamericanismo europeo “la religione di chi non ha più fede nel proprio futuro”. L’Europa guarda agli Stati Uniti con sospetto, spesso con risentimento, talvolta con superiorità morale. Ma questa ostilità è la forma laica della nostalgia: l’Europa rimpiange ciò che avrebbe potuto essere e non è stata.
Gli Stati Uniti, al contrario, non nutrono anti-europeismo. Considerano l’Europa la culla della civiltà occidentale, un patrimonio culturale da rispettare, non un modello da imitare.
L’Europa teme la tecnologia come minaccia sociale. La retorica contro il “liberismo” ha nascosto la vera questione: la saldatura tra potere politico, economico e tecnologico. Belardinelli evoca scenari estremi come l’ecogenesi, simbolo di una tecnocrazia che rischia di sostituire la libertà con la pianificazione totale. Gli Stati Uniti vivono la tecnologia come opportunità.
I rischi esistono, ma sono affrontati con spirito espansivo, non difensivo. Europa e USA hanno ancora un destino insieme?
Martina Cecco

