Ong, diritto internazionale e pirati

Augusto Sinagra, eminente giurista, già docente di diritto internazionale, ha fatto delle interessanti considerazioni che vale la pena conoscere. Secondo il diritto internazionale le navi devono battere bandiera. Essa è quella dello stato nei cui registri navali sono registrate. Esse sono una “proiezione mobile” dello stato di riferimento e sulla nave si applicano tutte le leggi di quello stato. Sono praticamente una porzione mobile di quello stato.
Secondo il famoso “Regolamento di Dublino” è il primo stato con il quale vengono a contatto che deve farsi carico dei “migranti”. Quindi se la nave che in acque internazionali raccoglie dai barconi gli africani in mezzo al mare batte, poniamo il caso, bandiera olandese, per il diritto internazionale è come se essi fossero arrivati in Olanda. Ed è quindi l’Olanda che deve farsene carico. Se la nave batte bandiera tedesca è come fossero arrivati in Germania e via dicendo. Non c’è quindi alcun motivo né giustificazione giuridica perché dei “migranti” salvati dalle navi delle Ong battenti bandiera di vari stati europei devano essere sbarcati in Italia e poi sia l’Italia a dover farsene carico.
Se essi vengono accolti su una nave battente bandiera tedesca il primo stato con cui sono venuti a contatto è la Germania e quindi è lì che anche secondo il Trattato di Dublino devono essere portati.
C’è anche il caso di alcune navi battenti bandiera Olandese ad una verifica non sono risultate iscritte nei registi navali del Regno d’Olanda. In questo caso, sempre secondo il diritto internazionale, esse sono considerate “navi pirata”. E ogni stato ha il diritto/dovere di impedirne la navigazione sequestrandole ed arrestandone il comandante e l’equipaggio. Semplice no?