"Alena? Una di noi!" Vittima delle utopie globaliste

Alena è bellissima, prima di tutto. “Il demonio del proprio orto, dell’orto del vicino e la Globalizzazione sono lo spettro di uno stesso modo di intendere la propria vita. L’uomo primitivo – grazie al quale noi esistiamo – aveva un senso logico più ferrato del nostro. Non è il caldo di Ferragosto, bensì la cronaca, a dare spunto a questa mia riflessione.”
Una bellissima ragazza russa, che per motivi di lavoro è residente in Germania, Alena Sudokova (il nome sarebbe diverso ma non conosco il cirillico così bene) è stata gettata da una rupe (o forse è scivolata) in seguito ad una lite intercorsa con un uomo, clandestino, in Italia, la cui generalità marocchina è in realtà maghrebina, il quale dopo comunque averLa insultata a lungo (testimoni due clandestini ubriachi e un italiano distratto) ha perso il controllo cadendo a sua volta ed escoriandosi dopo averLa presa per i capelli.
Questa bellissima ragazza che darebbe i punti a più della metà delle mie connazionali, me compresa, per via di un sistema globale che illude i meno abbienti di aver pari diritto nello spostamento internazionale (una falsità senza precedenti che è vera solo per concetto), sarebbe stata ospite della Chiesa ortodossa imperina, sulla costa ligure, in vacanza.
Nessun giornale si cura di Lei, del resto non è facile poiché non essendo presente la radice di appartenenza (chi la cercherà, oltre la famiglia) non fa caso di scuola (ma l’uovo invece sì).
I nostri giovani, Alena compresa, che è comunque certamente dei nostri, molto più, per diritto, che un clandestino ubriaco, sono spinti come cellule impazzite per il mondo, con la illusione che tutti siamo uguali, che esista un diritto a muoversi per lavoro, per studio, per vacanza (una necessità diremmo però), che invece – al contrario – porta gli stessi a fare incontri disgustosi, come una ragazza che con la famiglia in vacanza è avvicinata e probabilmente lesa per sempre (ancora in coma) da un clandestino ubriaco, che dire, oltre lo sgomento e lo schifo. E la stampa in silenzio..
Di Martina Cecco
Foto: Il sussidiario net