La scommessa di Giorgia Meloni

Giorgia Meloni sta vincendo la sua scommessa. Partita dal nulla con alcuni amici dopo la dissoluzione di Alleanza Nazionale e del Pdl, ha messo in piedi un piccolo partito nel tentativo di dare rappresentanza politica alla destra distrutta da Fini. Nel giro di sei anni è riuscita a trasformarlo in un contenitore politico che sta sfondando la barriera del 10% e che va ad occupare lo spazio lasciato vuoto da An.
Una bella immagine, coerenza, capacità, simpatia sono i fattori che ne hanno determinato il successo, tanto da essere apprezzata anche all’estero.

La concomitante dissoluzione di Forza Italia contribuisce a fare di FdI un grande partito di destra. Una destra diversa della Lega per storia e impostazione ideologica, in leale competizione per rappresentare la maggioranza del paese.

FdI, come racconta il suo simbolo, è erede del Msi, ma se si limitasse a questo si precluderebbe la possibilità di andare a occupare quello spazio, stimato di un 20%, che tutti i politologi assegnano alla destra. La Meloni lo sa bene, e si sta muovendo in questo senso.
Si tratta di una necessità storica che va accettata anche da chi sente più di altri la provenienza missina. Ormai dev’essere chiaro a tutti che la destra italiana ha due anime:
quella missina, con le radici ben piantate nella storia, che è passata attraverso prove difficili ed ha una dottrina sociale da far invidia alla sinistra; quella democristiana, d’impostazione cattolica, che ha una cultura di governo derivante da mezzo secolo di potere ed una visione valoriale simile a quella missina.

Esse costituiscono i due pilastri dai quali non si può prescindere nella costruzione della casa comune della destra in cui, definito il perimetro politico e culturale, potranno entrare tutti coloro che vi si riconoscono.

Una precisazione: siamo consapevoli dell’obsolescenza delle categorie “destra” e “sinistra”, ma continuiamo ad usarle per farci capire. Con una precisazione: che la nostra è la destra popolare e sociale, non quella liberale che non esiste più. E’ questa la nostra destra, con tutte le carte in regola per rappresentare anche un’alternativa per coloro che sono rimasti orfani di una sinistra che, abbandonati i lavoratori, è diventata partito radicale di massa e braccio politico del capitalismo finanziario.