E’ in arrivo il MES 2.0?

Quando vi dico che manca la cultura costituzionale, non è detto così per dire, ma è detto proprio perché manca sul serio. Altrimenti, se tutti fossero pienamente consapevoli del significato profondo del concetto di sovranità nazionale connesso alla tutela della democrazia sostanziale che ruota attorno al principio lavoristico, e fossero perciò consapevoli che la sovranità si realizza respingendo qualsiasi trattato internazionale che, anche solo potenzialmente, potrebbe erodere la sovranità del popolo italiano, certi trattati come il MES e peggio, il MES2, non troverebbero cittadinanza nel nostro ordinamento, e se anche la trovassero, i suoi atti sarebbero sottoposti al controllo di legittimità del Parlamento (ciò accade in Germania).

Invece così non è. Dunque prepariamoci: ci sono buone probabilità che ad aprile il Trattato del MES2 venga firmato. Dopo di che, auguri. Non pare infatti esserci alcuna possibilità che il nostro paese rispedisca definitivamente al mittente l’accordo, anche se esiste una sorta di “stop ufficiale” sulla firma (qui e qui) rispetto alle dichiarazioni di Bruxelles, che – da parte sua – ha fatto sapere che ormai le trattative sono chiuse senza alcun margine di riapertura. Tutto sembra essere già stato deciso, e mancherebbero solo i dettagli tecnici e i passaggi “formali”. Segnatevelo: passaggi formali, non sostanziali. Il vincolo esterno è vivo e lotta contro di noi.

Eppure, tenendo ferma come stella polare la Costituzione, basterebbe davvero poco per stoppare il MES2 definitivamente. In primo luogo, esiste allo stato solo un accordo informale in sede di eurogruppo. Dunque sarebbe sufficiente non firmare e affossare l’accordo (ciò rientrerebbe nelle prerogative sovrane); tenendo pure presente che un trattato firmato ma non ratificato dal Parlamento non dovrebbe comunque avere efficacia giuridica interna, salvo le possibili acrobazie giurisprudenziali via art. 10 Cost. Dunque, non è proprio vero che ormai non si può più fermare il treno. Semmai è vero che, ancora una volta, il TINA (there is no alternativesi conferma essere una costante della nostra storia politica recente.

Dunque auguri, ne avremo davvero bisogno…