Perché l’Italia ha bisogno di riprendersi la sovranità monetaria ed economica

Si attende solo la firma del “certificato di morte” dell’eurismo. Perché, per quanto i suoi fans si affannino a negarlo, aggrappandosi – quasi disperatamente – all’idea di un’unione solidale che non c’è, la realtà è quella di un sistema che sta collassando sotto il peso delle sue contraddizioni e della sua ideologia. E non certo a causa del virus cinese. La cui devastante perniciosità, con i suoi morti e le sue quarantene, semmai ha solo contribuito a mettere definitivamente a nudo il vero volto dell’Unione Europea e della sua moneta, mostrando (quanto meno a chi vuole capire) l’inadeguatezza di un sistema che certo non è basato sull’unione e la solidarietà, ma sulla prevaricazione del più forte sul più debole, delle regole monetariste sulla vita e sul benessere materiale e spirituale delle persone, e non in ultimo (anzi!) della finanza sull’economia reale.

Il drammatico presente mette sotto il sole l’ineludibile verità. L’Unione Europea c’è solo quando devono essere fatte rispettare le regole assurde di Maastricht e del Fiscal Compact, mentre è completamente inadeguata e assente quando è necessario operare interventi di solidarietà e di sostentamento economico ordinario e ancor più straordinario. In tale ultimo frangente poi – quasi per magia – riemerge il ruolo degli Stati, che però, nel sistema europeo, si mostrano inadeguati nell’affrontare lo sforzo richiesto dall’emergenza sanitaria, tranne qualche eccezione, come la Germania, che dell’Unione Europea si interessa solo nei limiti in cui questa può esserle utile per garantirsi la supremazia politica ed economica sui partner europei. Tant’è che, putacaso, la Germania, davanti all’emergenza sanitaria, dopo essersi assicurata un piano di emergenza di 550 miliardi di euro, per quanto riguarda gli altri, è riuscita a dare l’unica risposta che rientra pienamente nella sua concezione di “solidarietà europea”, che più o meno suona come “ognuno per sé”, e se quell’ognuno (che non è la Germania of course) ha bisogno di un aiuto, esiste il MES, e cioè i prestiti europei soggetti però a pesanti condizionalità.

La verità, dunque, è che nell’Unione Europea nessuno dei paesi che più ha tratto vantaggio dall’unione monetaria, come appunto la Germania, oggi sono disponibili a dimostrare che questa unione è qualcosa di più di un sistema creato apposta per dominare economicamente e finanziariamente alcuni paesi a vantaggio di altri. Anzi – come più su detto – è vero l’esatto contrario: l’emergenza sanitaria è la cartina di tornasole della reale portata dei rapporti di forza economici, politici e monetari, tra i paesi dell’eurozona. In altri termini, mostra il quadro desolante che noi “sovranisti” denunciamo da anni e per il quale ci siamo presi ogni genere di critica e di insulto. Un quadro impietoso che vede una nazione e i suoi satelliti dominare sulle altre, e le altre palesemente incapaci di prendere decisioni che non siano condizionate dai primi. Il tutto per mezzo di una cieca ideologia monetarista che intende dimostrare che la moneta è un bene scarso e che per tale ragione, per preservarne il valore e la stabilità, è necessario sacrificare il benessere economico e psicofisico dei popoli, l’occupazione e le proprietà, fino a neutralizzarne le democrazie con gli strumenti del vincolo esterno finanziario e monetario.

E’ chiaro che se il nostro paese non fosse oppresso dal cieco europeismo ideologico che permea tutti i livelli di governance, da tempo avrebbe dovuto trarre la conclusione che l’unione monetaria è un palese fallimento, che non solo tradisce la Costituzione del 1948, ma che pure si pone in contrasto con i principi più elementari di solidarietà umana e sociale nonché di sana relazione tra Stati sovrani. E del resto, l’idea stessa che per affrontare l’emergenza Covid-19, sia necessario richiedere un prestito con pesanti condizionalità (il MES), anziché porre mano alle norme che regolano il funzionamento della BCE, affinché la Banca Centrale Europea si muova, come tutte le altre banche centrali del mondo, a supporto dei sistemi vitali personali e dell’economia reale, senza onere alcuno per gli Stati, dimostra che l’Unione Europea – intesa come unione solidale di nazioni che condividono non solo i vantaggi (nulli) ma anche gli svantaggi (tanti) – non esiste né è mai esistita, se non nella fantasia di alcuni e nella propaganda di altri.

L’Italia dovrebbe prendere atto ora più che mai di questa impietosa realtà e trarne le debite conseguenze, anziché insistere con uno stucchevole e retorico europeismo di cui ai tedeschi in primis non frega nulla. La verità è che non arriverà alcun aiuto reale dall’Unione Europea, se non con le pesanti condizionalità previste dall’unico meccanismo ideato per “soccorrere” le economie in crisi. Ossia il MES, il quale peraltro è stato istituito per altre ragioni e per crisi finanziarie asimmetriche (e non è questo il caso). Un aiuto che, caso mai accettato, avrebbe però pesanti conseguenze sulla nostra economia, sul nostro sviluppo e sulla nostra democrazia.

L’alternativa più logica e pienamente rispettosa della democrazia costituzionale è invece quella di riprenderci quanto ci spetta, e cioè la sovranità monetaria ed economica e fare quanto è necessario per dare supporto economico e sociale alla popolazione in questo drammatico frangente. Non esistono prestiti internazionali, che semmai, qualora richiesti, eroderebbero ancor di più la già compromessa sovranità nazionale in materia fiscale ed economica, così come non esistono icoronabondsogno irrealizzabile degli euristi, che vorrebbero che la BCE facesse quello che per statuto non può fare; o peggio, che il MES elargisse prestiti senza le condizionalità che però sono scritte a lettere cubitali nei trattati che loro stessi – gli euristi nostrani – hanno voluto e persino trionfalmente firmato.

Non ci può essere riscatto, crescita o ripresa senza la sovranità monetaria ed economica e senza l’attuazione integrale del modello economico costituzionale che tutela sia il diritto al lavoro e sia il risparmio. L’Unione Europea oggi più di ieri, rappresenta semmai il freno a mano tirato che ci impedisce di affrontare al meglio questo drammatico momento e tutto ciò che ne conseguirà nel futuro prossimo venturo.

Davide Mura