Noi diciamo “NO” ai diktat di Conte alla stampa

Giuseppe Conte
Giuseppe Conte

Con molto dispiacere ed una certa dose di disappunto si leggono le parole del comunicato emanato ieri dall’Ufficio Stampa di Palazzo Chigi relativo alla querelle nata tra Giuseppe Conte e i leader d’opposizione Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Un comunicato nel quale, oggettivamente, Palazzo Chigi ritiene di essere nella assoluta ragione e pone tutti coloro che hanno criticato tale atteggiamento nel pieno torto.

Speriamo di non offendere il Presidente del Consiglio se reputiamo sbagliata la modalità di attacco e altrettanto sbagliata la volontà di tornare a tre giorni di distanza sull’accaduto, con il solo scopo di “tenere un punto” che peraltro nessuno gli ha negato di avere.

Come amanti della verità abbiamo riportato subito la notizia, titolando sul MES, intuendo che quella sarebbe stata la chiave di volta per leggere un’intera strategia europea di ripresa economica, in una linea politica distante dalle richieste e dalle proposte del Governo nazionale italiano.

Non si vuole difendere l’uso magari non corretto e talvolta guascone dell’informazione che Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno fatto nel criticare il fallimento della linea Conte-Gualtieri, intenta a chiedere gli Eurobond per ottenere una pernacchia e un tulipano.
Tutt’altro; si vuole difendere il sacrosanto diritto di critica, che spetta tanto alle opposizioni quanto al giornalismo in merito ad un atteggiamento personalistico del Presidente del Consiglio.

Il comunicato dell’Ufficio stampa dice che “si è data risposta a delle fake news“. Bene, doveroso che Conte si difenda dagli attacchi se la base di questi è fallace. Ma ci dica Palazzo Chigi se è ammissibile in primo luogo fare “i nomi e i cognomi”, stilando una sottospecie di lista di proscrizione di epoche buie della storia nella quale andavano individuati i nemici della Rivoluzione o i nemici del popolo; in secondo luogo ci dica se è corretto rispondere alle fake news – e ci verrebbe da dire più che altro “interpretazioni non corrette dei fatti” – con altrettante fake news.

Perché dire che la Lega e Giorgia Meloni sono artefici della firma del MES, quando Salvini era un semplice europarlamentare della Lega Nord che bocciò in entrambe le camere il testo come presentato dal Governo Monti, mentre la Meloni faceva parte del Governo Berlusconi come Ministro senza portafoglio della Gioventù, senza alcuna autorità in seno a decisioni di affari esteri o economia e proprio su quel punto nacque l’attrito che portò alla fuoriuscita di Fratelli d’Italia dal PdL?

Perché invece non dire che, dopo gli attacchi di allineati quotidiani, nei quali si rispondeva alla provocazione – e non alla domanda – riguardo il MES con un perentorio “MES no, Eurobond assolutamente sì“, si siano poi viste le proprie speranze naufragare alla risposta europea? Risposta indicante nei fondi attivati già nel 2012 del MES la fonte di alcuni importanti finanziamenti per le casse del nostro Paese.

Nella risposta di Palazzo Chigi, poi, si stigmatizzava il fatto che il discorso del Premier Conte sia avvenuto dalla sua pagina Facebook con una diretta e che non siano mai state chieste le reti unificate, come molti giornalisti e politici di opposizione hanno evidenziato. Naturalmente, nessuno che non sia il Presidente della Repubblica può chiedere le reti unificate, proprio per limitare i poteri ed evitare che qualcuno diventi l’unica voce dello Stato.
Ma si può forse negare che, di Venerdì Santo dopo un Eurogruppo importante per la vita economica del Paese, l’attacco di “annuncite” pasquale comunicato addirittura con ore di anticipo per l’immediato pre-serata volesse significare, tra le righe, di trasmettere un messaggio agli italiani?
E perché poi, se il discorso è avvenuto dalla pagina Facebook del Presidente, a rispondere di questo deve essere l’Ufficio stampa di Palazzo Chigi?

In conclusione, poi: quale censura? Il Direttore del Tg La7, Enrico Mentana, ha chiaramente detto che se avesse saputo che si sarebbe utilizzato tale strumento per fare un attacco politico, non avrebbe trasmesso quel singolo passaggio. Mai dichiarato di voler oscurare l’intero discorso del Presidente del Consiglio, mai dichiarato di volerne censurare le parole.

La libertà di stampa, difatti, prevede che si dica quel che si vuole dando risalto a ciò che si ritiene più appetibile e importante per i propri lettori, ascoltatori e telespettatori. Comprendiamo che questo non piaccia all’attuale Presidenza del Consiglio e cercheremo di essere più attenti in futuro nel pubblicare solo notizie che siano di suo gradimento, così da non essere costretti a subire reprimende in diretta su Facebook.

Chiediamo però ai nostri lettori di interrogarsi su fino a che punto la politica si possa spingere a criticare l’informazione, accusandola di essere “parziale”, “venduta”, “non corretta”, richiamando alla scelta di “editori responsabili“, salvo poi vedere che a riversare fake news su temi delicatissimi quale il Mes è la politica stessa, di entrambi gli schieramenti.

Questo, prima che venga fatta “restare a casa” anche la libertà d’informazione, ci sembra opportuno dirlo.