Chiudere le discoteche è più facile che riaprire le scuole

Non c’è bisogno di prendere posizioni più o meno dure contro alcuno, anzi. Sembra si stia andando verso lo stop alle discoteche, nella data evidentemente non casuale del 16 agosto, a Ferragosto concluso e con il rialzo dei contagi che prosegue, anche se con cifre sotto controllo.

Le iniziali riaperture hanno visto la luce a metà maggio, poi con una sostanziale e per certi versi giustificata navigazione a vista si è arrivati alla cosiddetta “convivenza col virus“. Viene da chiedersi, però, se non si sia mai pensato che luoghi nati per favorire gli assembramenti potessero essere oggettivamente in difficoltà nel far rispettare norme anti-assembramento.

Altrettanto è opportuno chiedersi se sia possibile che tanto nel “laissez faire” che nel chiudere le discoteche ci sia voluto meno tempo che a far sapere che sarà delle scuole, che dovrebbero riprendere tra meno di un mese. Senza parlare delle Università, con un disastro economico per tutti quei settori dell’accomodation e della movida studentesca, bloccati da un futuro incerto.

Altrettanto si potrebbe dire per quanto riguarda gli stadi, altri luoghi di aggregazione che invece potevano essere sfruttati in modo diverso: si poteva ipotizzare un’apertura degli impianti sportivi con una capienza ridotta al 33% del totale, si sarebbe potuto ricominciare ad andare almeno nei campi all’aperto in modo da non destare dubbi sulla capacità di aerazione. Invece ci si trova a non sapere ancora se e in che modo tornerà a respirare un settore – quello dell’entertainment sportivo – che non è costituito solo da calciatori milionari e grandi emittenti televisive, ma anche da tanti lavoratori e addetti, spesso studenti, che senza una riapertura anche minima vedono messo a repentaglio il proprio posto.

Il tutto per non parlare del tema delle RSA, da tempo indicate come il vaso di Pandora per quanto riguarda ogni possibile contagio ma che poi sono rimaste chiuse alle visite anche quando nel frattempo ci si poteva ammassare nelle discoteche all’aperto per ballare e bere qualcosa insieme ad amici e sconosciuti. Ovviamente – numeri alla mano – pensare a una riapertura completa delle RSA non era nemmeno lontanamente possibile, tuttavia un’apertura a una visita parentale anche solo settimanale poteva essere un modo per dare un po’ di respiro anche ai cosiddetti “fragili”.

La sensazione, tornando alle discoteche, è che sia molto più facile chiudere dei locali dopo il momento clou della stagione che programmare la rinascita, la vera ripartenza, l’inizio di quello che sarà l’ultimo quadrimestre utile per risollevare bilanci semidisastrati di migliaia di aziende. Le chiusure per motivi di sicurezza sono atti che si deve aspettare da un Sindaco – massimo rispetto per tale figura – o da un amministratore locale. Dalla Politica, quella della progettualità e della capacità di governare, ci si dovrebbe aspettare qualcosa di più.

Riccardo Ficara Pigini

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Laureato in Scienze Storiche e Giornalista pubblicista dal 2021. Collabora col Secolo Trentino dal 2014, occupandosi di cultura, società e politica.