Chiudere le discoteche è più facile che riaprire le scuole

Non c’è bisogno di prendere posizioni più o meno dure contro alcuno, anzi. Sembra si stia andando verso lo stop alle discoteche, nella data evidentemente non casuale del 16 agosto, a Ferragosto concluso e con il rialzo dei contagi che prosegue, anche se con cifre sotto controllo.

Le iniziali riaperture hanno visto la luce a metà maggio, poi con una sostanziale e per certi versi giustificata navigazione a vista si è arrivati alla cosiddetta “convivenza col virus“. Viene da chiedersi, però, se non si sia mai pensato che luoghi nati per favorire gli assembramenti potessero essere oggettivamente in difficoltà nel far rispettare norme anti-assembramento.

Altrettanto è opportuno chiedersi se sia possibile che tanto nel “laissez faire” che nel chiudere le discoteche ci sia voluto meno tempo che a far sapere che sarà delle scuole, che dovrebbero riprendere tra meno di un mese. Senza parlare delle Università, con un disastro economico per tutti quei settori dell’accomodation e della movida studentesca, bloccati da un futuro incerto.

La sensazione è che sia molto più facile chiudere dei locali dopo il momento clou della stagione che programmare la rinascita, la vera ripartenza, l’inizio di quello che sarà l’ultimo quadrimestre utile per risollevare bilanci semidisastrati di migliaia di aziende.

Le chiusure per motivi di sicurezza sono atti che si deve aspettare da un Sindaco – massimo rispetto per tale figura – o da un amministratore locale. Dalla Politica, quella della progettualità e della capacità di governare, ci si dovrebbe aspettare qualcosa di più.

Riccardo Ficara Pigini