Il conte di Culagna dalla esse blesa

Può una legge essere criminogena? Un decreto può arrivare a tali livelli di aberrazione da imporre al popolo di infrangerlo? Quando la ratio di una norma cessa, cessar dovrebbe quella norma istessa

Conte

Può una legge essere criminogena? Un decreto può arrivare a tali livelli di aberrazione da imporre al popolo di infrangerlo?

Quando la ratio di una norma cessa, cessar dovrebbe quella norma istessa, recita il Brocardo: e, allora, quando la ratio di una norma non solo demolisce le basi stesse del raziocinio giuridico, ma si presta ad indurre a interpretazioni cariche di implicita illegalità, come la mettiamo? Perché l’ultimo DL di Conte ha rappresentato qualcosa di più e di peggio, rispetto alla già cervellotica e incongrua produzione precedente.

E’ come se, con tutta questa ridicola manfrina, il governo non volesse comunicarci le sue decisioni, quanto che siamo semplicemente dei sudditi: solo dei sudditi, tanto per cominciare, stanno ad aspettare davanti alla televisione l’iconostasi governativa, quando, in offensivo ritardo, l’omino con l’esse blesa si degni di comparire e di estrudere i suoi incomprensibili apoftegmi.

E, poi, se dobbiamo proprio dirla tutta, questi apoftegmi si prestano a una duplice interpretazione: la prima, quella, diciamo così, denotativa, riguarda noialtri, gentaccia normale: braccia da lavoro, grossa di scarpe e poco fina di cervello, che è abituata a obbedire alle regole e che, pertanto, prende sul serio perfino le stupidaggini di questa mandria in delirio.

La seconda, che va invece letta tra le righe, è rivolta a quella sceltissima élite che comprende benissimo il delicato patois governativo, perché ne condivide il dna e l’episteme: è come se a costoro il conte di Culagna strizzasse l’occhiolino, mentre elenca i divieti e le ferree limitazioni, ideate per il nostro bene. E, in quella strizzatina d’occhio si deve leggere l’invito a non prenderle troppo sul serio queste norme: che, tanto, servono solo ai fessi, mica ai furbacchioni come loro.

E, infatti, noi poveri scemi lavoriamo fino all’ultimo minuto, prima delle vacanze natalizie, in attesa di trascorrerle in casa a guardare le stampe appese al muro. Gli altri, invece, i sodali, i consorti, i compaesani, che hanno colto le sfumature a noi incomprensibili del discorsetto del premier, hanno sorriso con complice affetto: mannaggia, Giusè, a momenti ce cascavo!

E hanno preso i loro bravi permessi, da responsabili compiacenti e, spesso, conniventi, che avevano capito anche loro cosa bolliva in pentola: hanno prenotato aerei e treni, a decine di migliaia, da settimane, e sono partiti per l’adorato paesello, con la mamma, la pummarola e i dolci della tradizione. Ci sono dirigenti che si sono inventati la didattica a distanza totale nei due famigerati giorni che dividevano i poveri dipendenti da casina bella, per permetter loro di aggirare il draconiano decreto.

Insomma, ci si arrangia: si trova sempre la persona comprensiva che ti permette di andartene a casa, quando tutti i fessi se ne stanno tappati in casa come animali in letargo. E si va. Non importa il vero o presunto rischio di infettare i poveri vecchietti: quello vale solo per i fessi che hanno i genitori novantenni a due chilometri di distanza.

Se c’è di mezzo l’affetto, a certe latitudini, non c’è decreto che tenga: e il Culagna questo deve saperlo benissimo. Per questo ha parlato in codice, con due diverse chiavi d’interpretazione. Per questo, continuo a ripetere, ci sono due Italie, due Europe, due mondi.

E devo essere nato nella parte sbagliata, visto che, nel mio, si resta a casa, anche se sul Doss ci sono due metri di neve, porca miseria!

Marco Cimmino