Riaprire è la strada giusta – di Devid Moranduzzo

Ritengo d’interpretare un pensiero comune se sottolineo che il via libera alle riaperture di bar e ristoranti all’aperto – in Trentino anticipata a lunedì 19 aprile, mentre per il resto d’Italia fissata il 26 aprile, unitamente ad un pieno ritorno a scuola dei ragazzi – costituisce un segnale di fondamentale importanza. Anzitutto perché, va da sé, è un segnale economico, che finalmente darà di ossigeno a una categoria, quella legata alla ristorazione appunto, letteralmente stremata da mesi di chiusure. Non solo: il clima di ottimismo che spero andrà ad amalgamarsi con quello di questa primavera genererà, a breve, una spinta all’intero sistema economico del nostro Paese.

In secondo luogo, ritengo che questa riapertura sia anche un segnale sanitario. Lo ha detto bene il Presidente del Consiglio Mario Draghi nella sua conferenza stampa di annuncio di tali misure: esse non rappresentano affatto, purtroppo, la fine della pandemia, bensì l’avvio di una stagione di «rischio ragionato» in cui potremo fare appello a ben due fattori assenti solo un anno fa, ossia da un lato la familiarità che ormai gli italiani hanno trovato con le misure di sicurezza e la distanza fisica e, dall’altro, una campagna vaccinale che lungo la penisola, grazie anche allo straordinario lavoro del Generale Figliuolo, procede a ritmo crescente. Su questo aspetto del «rischio ragionato» debbo dire di aver trovato molto interessanti le parole del dottor Matteo Bassetti, direttore della Clinica malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, secondo cui nella misura in cui punteremo molto sull’attività all’aperto il contagio troverà enormi difficoltà a propagarsi.

Oltre che economico e sanitario, per tornare al mio ragionamento, considero le parziali riaperture di questi giorni – delle quali anche osservatori di altro orientamento hanno riconosciuto una chiara paternità politica leghista – anche un segnale psicologico. I nostri giovani, gli anziani, le categorie più fragili, ma un po’ tutti noi viviamo una condizione di profonda difficoltà, in tanti casi sconfinata in una vera e propria crisi, che non era più possibile ignorare. Con queste misure di primo e graduale ritorno alla normalità, sono sicuro che attenueremo anche questo versante di stress e criticità aggravato da oltre un anno di pandemia.

Infine, un pensiero al mio Trentino. Tra sostegni statali e provinciali, a breve pioveranno sulla nostra economia 500 milioni. Mezzo miliardo di euro. Come giustamente ha evidenziato il presidente Fugatti, mai tanti fondi erano prima stati immessi nel sistema economico locale. Certo, la pandemia e le chiusure hanno provocato danni ben maggiori, di questo ne sono consapevole. Tuttavia, sono vere due cose: che dopo questi fondi ne arriveranno dei prossimi mesi altri di provenienza europea e che comunque 500 milioni costituiscono, insieme alle sospirate aperture, una decisa dimostrazione di vicinanza alle categorie economiche.

Pur con tutte le cautele del caso, ritengo infatti di poter dire che la luce in fondo al tunnel non è certo ampissima, ora come ora: però almeno si vede. Si può distinguere con nettezza. E forse è proprio questa consapevolezza – ossia che, come ha avuto un inizio, davvero questa stagione pandemica avrà una fine – la cosa che, in questi giorni, rincuora di più. Dopo purtroppo un gran numero di vittime e dopo sacrifici immensi, ci resta da percorrere l’ultimo tratto di questa drammatica esperienza. Il mio auspicio è che si possa percorrerlo con slancio e responsabilità, con l’attenzione a non fare errori ma anche con la forza di chi, nonostante tutto, non ha mai mollato.

Moranduzzo Devid