Apertura impianti sciistici: carenza di senno o sfottò governativo?

Oggi, 22 maggio 2021, sul Presena, si sciava: è iniziata la stagione sciistica, che si concluderà domani, a metà pomeriggio.

Si tratta, ovviamente, di un’apertura simbolica: un gesto che serve solo a dimostrare una cosa. Ovvero che chi ci governa è del tutto deficiente. Deficiente, intendiamoci, nel senso pretto del termine: mancante di qualcosa, carente. Non so dirvi con precisione di che si tratti, ma, per certo, a questa pittoresca compagine di disoccupati potenziali, di bocciati agli esami di terza media, qualcosa manca di sicuro.

Oppure, si tratta della più colossale e geniale presa per il culo della storia d’Italia: in tal caso, levo il cappello e piego i ginocchi, come il Giusti davanti al Re Travicello. Tuttavia, dato che mi pare che costoro si prendano sul serissimo, tenderei a considerare l’ipotesi goliardica come piuttosto evanescente e a giurare sul fatto che si tratti di deficienza simplex: di autentica e completa assenza di sale in zucca.

Passi l’aver fatto organizzare le località sciistiche con criteri bizantini, prospettando loro aperture sempre dilazionate nel tempo. Passi anche l’annuncio alle medesime di chiusure draconiane dall’oggi al domani. Passi perfino il delirio che ha regolato i notiziari del Covid in questi due annetti, che ci hanno un tantino provati. Ma stabilire l’apertura degli impianti sciistici il 22 maggio è davvero al di là di qualsiasi commento: io credevo di essere un discreto scrittore e di padroneggiare con sufficiente perizia il vocabolario e la sintassi e, invece, non trovo parole adatte ad esprimere il mio sconcerto, la mia bilicante rabbia, lo schifo e la vergogna di appartenere allo stesso sistema solare di questi qui.

Non basta un meridionale che non abbia mai visto la neve se non in cartolina e non basta neppure un incapace di bibliche proporzioni: per una decisione del genere bisogna che i due elementi si compenetrino, a creare un ircocervo catastrofico.

Senza contare che i suddetti impianti, aperti per quarantott’ore e soltanto a quote compatibili, come, appunto, i tremila del Presena, tra maggio e giugno sono chiusi tutti gli anni, per i controlli, la manutenzione e i collaudi: insomma, più scemi di così si muore!

Io, dal canto mio, appena risalirò nell’amata Rendena, mi affretterò a sciolinare le sedie a sdraio e ad affilare le lamine del barbecue, per festeggiare a puntino la tanto attesa riapertura. Poi, non potendo sciare al Doss, mi ritaglierò una gigantografia del presente governo, l’appenderò in giardino, e mi dedicherò all’attività delle freccette, potente succedanea dello sci di discesa.

Non sarà la stessa cosa, è vero: ma, ogni volta che centrerò la sagoma di un ministro o di un sottosegretario, proverò qualcosa di simile al piacere.

E, dentro di me, pronuncerò quella parola che oggi non trovo, ma che so esistere: una parola che inizia con la v e finisce con la o, probabilmente.

Marco Cimmino