Nuovo ospedale di Cavalese: ma quante polemiche. Si dimentica l’importanza di valorizzare la strutture ospedaliere periferiche

Si susseguono in questi giorni le polemiche circa il futuro dell’Ospedale di Cavalese solo che in questo caso le polemiche non riguardano il rischio di un suo depotenziamento, quanto piuttosto il modo in cui si intende valorizzarlo. Sembrano passati secoli da quando il centrodestra, trainati dalla Lega, protestava contro la chiusura del punto nascite con numerosi interventi da parte di politici dell’allora minoranza che erano focalizzati sulla valorizzazione della struttura.

E così Fratelli d’Italia ha organizzato una raccolta firme per chiedere che il Consiglio provinciale si attivi affinché la PaT prosegua con il progetto di ristrutturazione dell’Ospedale di Cavalese abbandonando qualunque ipotesi che preveda la realizzazione di una nuova struttura ospedaliera in differente sede. Una differente sede che andrebbe bene a molti perchè, anche se la ricostruzione dell’ospedale comporterebbe problemi per coloro che attualmente vi lavorano e per i degenti, la realizzazione di una nuova struttura garantirebbe tutta una serie di nuovi servizi di maggiore qualità. Il rifacimento potrebbe causare il rischio di perdita di medici sul posto.

Eppure non è così, si scende in piazza non più per protestare contro la chiusura del punto nascite e implicitamente contro la possibile chiusura totale dell’ospedale, ma per come valorizzarlo. Nei fatti un successo da parte della Giunta Fugatti che è riuscita a valorizzare la sanità di valle, non mettendo in dubbio circa il rischio di chiusura della struttura.

Ma la nuova struttura cosa prevede? Questa dovrebbe essere grande circa 110.000 metri cubi, di cui 30.000 interrati, su una superficie di 30.000 metri quadrati nell’area di Masi di Cavalese. A ciò si aggiunge una migliore viabilità per l’utenza delle tre valli coinvolte. Infatti dobbiamo tener conto che la struttura, che dovrà essere all’attesa delle richieste da parte dell’utenza per i prossimi 40 anni, dovrà interessare un territorio vasto come quello della Val di Fiemme, Fassa e Cembra. Località che sono anche rinomate dal punto di vista turistico e che quindi deve garantire certe prestazioni.

È “l’altra via”, che si contrappone a quella della ricostruzione dell’attuale nosocomio. I numeri però sono destinati a variare perché, dopo qualche mese, il Nucleo di analisi chiamato a stabilire se c’è interesse pubblico (Navip), insomma una situazione che punta alla valorizzazione della valle e che dovrà passare dalla Navip e dopo la valutazione di questo i lavoratori presso la struttura, le amministrazioni locali, i Commissari di Valle, i Consiglieri delle tre valli e i valligiani.