Il paradigma della politica passiva: Grazie presidente!

Che non siamo di fronte a un dato estraneo è evidente: la forma mentis della politica italiana è lineare. Si entra a far parte e non se ne esce.

Certo, imbarazza, quando un parlamento obbliga a rimanere chi – di fatto – aveva già traslocato.

Certamente non è giusto che si possano tralasciare le ormai evidenti manifestazioni di un grande disagio ogni qual volta serve andare ad eleggere il Presidente della repubblica oppure quando viene nominato il Presidente del consiglio. Che di conseguenza porta con sé una schiatta di uomini. Che poi possono essere riproposti con magliette diverse. Cosa votiamo a fare?

Il commento di Maurizio Fugatti da Trento

Ironia. Serve ironia. Riparte quel che era fermo. O era fermo o non riparte. Ironia. Facile ironia.

Emblema del politicamente corretto. La strada maestra.

Ora, è tanto bon ton e politicamente corretto sventolare il vessillo del bicameralismo perfetto e dei contrappesi antifascisti per scongiurare la deriva assolutistica, ma non va bene quando questo diviene pantano assolutista. Ma quando viene chiesta la fiducia per i Governi si cade dal pero. Ricordate Grillo?

Ora, piace tanto il gonfalone del senatore oligarchico a vita o del nominato tra gli illustri e migliori, come era stato fatto nel caso di Conte. Ma quando il migliore governa con cani e porci serve porci il dilemma del migliore rispetto a cosa. In mezzo alla palude per la formica ogni foglia è un’isola.

Ora, dopo Napolitano ecco Mattarella: si era detto che questo Parlamento che elegge in forma congiunta con in più i delegati regionali avrebbe espresso una scelta condivisa. Senza dubbio han confermato se stessi. Con buona pace di giornalisti e webmaster che da tempo non devono neanche caricare nuove foto e nuove biografie sui siti istituzionali. Basta aggiornarli o spostare i faccioni da parte a parte.

Qualcuno ha provato a tirar fuori dei nomi: vedasi Fratelli d’Italia con Crosetto. Ma in seno giacciono la prudenza dell’esperienza vedasi Berlusconi e l’ansia della prima volta vedasi Salvini. La destra si è compensata da sé. Affossando anche per questa volta le linee guida: sulla stampa vogliono il presidenzialismo e in aula attaccano il carro dove vuole il padrone.

Molto più coerente la sinistra che a poche settimane dall’elezione ha dato tutta la sua pagnotta a Letta, che spunta come un fungo quando piove, ha messo di lato un sorridente Renzi che parla bene quando sta zitto e ha portato sulla stampa baci e abbracci di Conte, Draghi e proprio Mattarella; uniti e coerenti anche per questa volta ha scelto il 13%. Quella famosa maggioranza relativa che ha vinto la lotteria grazie alla totale ingenuità dei fu FiveStars: una delle esponenti l’abbiamo vista farsi espellere per un tampone, gridano al nazismo ma sarebbero stati tutti fucilati, i campi li ha raccontati chi li ha vissuti e affrontati, non chi resta fuori dal Parlamento per un Green Pass.

Andiamoci in questo Parlamento. A batterci per il nostro. Basta con l’armiamoci e partite. Anzi no. Armiamoci e restiamo. Anzi no. Macché armiamoci: restiamo e basta. Anche a casa. Nemmeno ci vanno.

Non si voleva ndr ed è evidente, nel titolo esser volgari. Lo abbiam … Era troppo scurrile.

Da subito in prima linea fonte facebook Zanetti

Che pigroni questi italiani. Tutti a cuccia tranne sui social: lì invece sono attivi ormai anche a profili unificati. Siamo arrivati al punto: cambiare tutto senza cambiare niente. MC

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Giornalista scientifica, scrivo per Donnissima, già direttrice di Liberalcafé. Studentessa di Filosofia a indirizzo storico presso l'Università degli Studi di Trento.