Acqua minerale. Salubrità, costi, qualità. E’ ora di rendere migliore il mercato

Al bar o al ristorante, quando si chiede acqua, quasi sempre ci viene offerta quella minerale, in bottiglia o in bicchiere, di un tipo scelto dall’esercente. Per il consumo immediato sono molto rari gli esercizi commerciali con una “carta delle acque”, o anche solo la scelta tra due/tre marche. Così come sono rari i ristoranti che ti portano una bottiglia di acqua cosiddetta pubblica, magari refrigerata e in bella bottiglia, facendoti pagare solo il servizio e talvolta neanche quello.
Quasi tutti i bar e ristoranti, inoltre, usano l’acqua in bottiglie di plastica che, i meno raffinati, ti portano anche su una tavola imbandita con stoffa. Ci sono poi (ristoranti) che, facendotela pagare un occhio della testa, ti portano l’acqua in bottiglie eleganti che sembrano vetro e, raramente, vetro stesso.
Questo accade nonostante tutti i gestori presumibilmente sanno che l’acqua (e anche le bevande) si conservino meglio nel vetro per gasatura e sapidità. Motivi economici e ignoranza. L’acqua e la bevanda in vetro, quando sono disponibili, costano molto di più. Il gestore a cui nel caso dovessi chiedere un prodotto in vetro (soprattutto se acqua) ti guarda come marziano “… ma è acqua…”.
Nei ristoranti, dove quasi tutti hanno carte di vini e bevande, se si chiede altrettanta carta dell’acqua, con un sorrisetto di commiserazione da parte dei più gentili, si riceve un rifiuto.

Eppure l’acqua è prodotto primario nelle tavole. Inoltre, quando andiamo al supermercato scegliamo una marca piuttosto che un’altra… rarissime le scelte in vetro, anche perché l’offerta, quando c’è, è limitata ad un tipo considerata per malati (la Sangemini per eccellenza).

In calo i consumatori di alcool, lo si vede anche al ristorante e, nella maggior parte dei casi, l’acqua viene bevuta come aiuto per mandar giù il cibo, raramente soffermandosi sul gusto della stessa… anche perché la minerale che viene offerta è solo quella scelta dal gestore. Non c’è scelta, non c’è mercato.
Eppure la presenza di varie acque e, soprattutto, in vetro, non potrebbero che ingentilire l’offerta. Ma siamo alla cosiddetta età della pietra.

Oltre alla qualità dell’acqua, migliore se in vetro, senza quel saporino di sottofondo di plastica che tutte le acque in altrettante confezioni hanno, oggi registriamo un “allarme” sanitario grazie ad una ricerca francese che ha individuato la presenza di microplastiche nel 78% del campione.
Non solo gusto, quindi, ma anche salute.
Non siamo a livelli di allarme e, comunque, come indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sugli effetti sulla salute delle microplastiche (contenute anche nell’aria che respiriamo) non ci sono ancora dati certi.

Qualcuno, giustamente, potrebbe far notare che se dovessimo anche pagare di più (talvolta anche più del doppio) l’acqua minerale, non si finirebbe più di svuotare il portafoglio. E’ vero. Ma nel nostro caso sarebbe bene considerare due aspetti:
– qualità e salubrità, anche e soprattutto nelle cose meno costose, non hanno prezzo;
– nell’odierno prevalente mercato, l’offerta fa la domanda. Ma il mercato è anche, viceversa, domanda che fa offerta. Se il consumatore domanda e non trova, consuma e fa esaurire le poche offerte a disposizione (anche e soprattutto nei supermercati), ne parla con gli esercenti così come in bar e ristoranti si parla di caffè e qualità del cibo… potrebbe farsi largo l’idea, il business e il trend che l’acqua non sia solo sciacquarsi la bocca e la gola ma – al pari di altre bevande – gusto, qualità, salubrità, curiosità e cultura gastronomica.