Cultura

Lo yoga è razzismo, la ginnastica è fascismo, il sollevatore di polemiche invece va bene

Pensavate di essere in linea con i tempi perché praticate lo yoga, siete vegani e frequentate centri di meditazione, per cui – scoperte queste diverse culture – ne avete portato con voi il valore e avete cercato di integrarvi, facendole un pochino vostre? Beh, secondo le ultime pensate degli studenti e degli accademici americani, in particolare dell’Università dell’Ottawa, se tutto questo non è giustificato profondamente, siete ipocriti e razzisti. Ovvero praticate una sorta di caricatura dell’originale e quindi scimmiottate le altre culture con aria di superiorità.

Respiriamo profondamente e, non potendo dire Ohmm, diciamo freezzzzeee, ormai non ci resta altro che il Grande Fratello…

Andando con ordine: tutto ha inizio e ha causa nelle sfilate di moda, diciamolo. Gli stilisti, molto spesso, per stupire e per essere originali, cercano di prendersi dei meriti acquisendo abiti e truccando le modelle in stili esotici – perché nella moda quel che differisce dalla tradizione, come in cucina, si può ritenere esotico – proponendoli al grande schermo. Se pensiamo agli improponibili abiti pseudo orientali o alle oscene fotografie di celeberrimi fotografi, fino a qui possiamo anche essere d’accordo con la linea di pensiero e di contrasto.

Tuttavia, se avete abitudine di comprare abiti quando andate in vacanza fuori dall’Europa, se cucinate cinese e giapponese ma non avete gli occhi a mandorla, se per una rievocazione storica truccate i re magi nei colori delle tre etnie dell’epoca, etc.. secondo le nuove tendenze, siete in odore di appropriazione di cultura, cioè cavalcate con gusto estetico storpiandone il senso, culture che non vi appartengono, passando sopra le minoranze come un tram. Razzisti, brutti, cattivi, pelosi e razzisti.

Alti valori morali, nel senso che la lettura profonda ha il suo perché, ma la moda, guarda a questo oppure cerca solo qualcosa che lavora bene? Domanda retorica.

Secondo gli esperti, in alcuni ambiti, come yoga, buddismo, meditazione, abbiamo (in Europa) da tempo sforato il limite della tollerabilità, facendo nostre le culture diverse e snaturandole.

Gli Stati Uniti d’America si trovano quotidianamente a fare i conti con una storia che pesa: la carneficina dei nativi americani. Non è forse vero che – dopo l’Oriente – uno degli stilemi più citati è proprio quello relativo ai Nativi americani? Chi non ha mai preso in considerazione di citare qualcosa relativamente alla cultura degli indiani? E gli indios, che sono sempre, indigeni, ma di altra regione, non li abbiamo forse spesso usati a nostro uso e consumo? E la Cina?

La globalizzazione e il progresso, la comunicazione diretta e immediata, internet, ci mettono di fronte a delle verità affatto diverse rispetto a quanto abbiamo imparato. Ma, una domanda sorge spontanea, possiamo acquisire per inculturazione e acculturazione quello che – a nostro parere – è cosa buona e giusta, oppure, a questo punto, bisogna tornare a vivere seguendo i dettami dell’integralismo regionale come ai tempi dei nostri bisnonni? “Polenta, luganeghe e formai frit, insomma! E la parlata che sia rigorosamente dialetto del posto”.

La faccenda è delicata, i confini sono labili. La cultura che si va formando i n questo decennio è in misura compatta e composta in opposizione a quanto insegnato tra gli anni ’80 e ’90, cioè il melting pot e lo scambio di esperienze.

Non è un caso che a dire queste cose siano gli studenti di oggi: dal loro punto di vista il mondo è sempre stato libero, non ci sono mai stati “segreti” perché le nuove generazioni possono vedere in tempo reale quello che accade al di là del mondo.

Noi no, noi lo vedevamo chiudendo gli occhi e immaginando quel poco che si trovava sui libri. E allora una pratica, esotica quanto si vuole, di ginnastica e yoga non era certamente praticata per irridere i Guru e le Religioni, bensì era una forma di sport, esattamente come si sceglie di fare la panca al posto dei pesi. Tutto il resto non si sapeva, o almeno ognuno ne conosceva una sua versione. Motivo per cui parlare di razzismo, facendo dell’anacronismo, è certamente un azzardo.

Ma quindi, ricapitolando, la Kettlebell è russa non si può, lo yoga è una pratica religiosa, non si può, il body building non è italiano e non si può, la ginnastica è fascista, non si può. Restano ben poche cose che possono praticare tutti, una è l’arte circense, pacifico, questa possiamo, fa parte della nostra cultura romana. Ma nessuno vuole aprire un Circo, con gli animali giammai, le persone ancor meno.. E allora diventa durissima, perché di sport ne rimane uno solo. IL SOLLEVATORE DI POLEMICHE.

Verde, magro, sbilenco, orbo, seduto alla sedia del computer con il sudore alle ascelle, la forfora e l’odore di piedi nella stanza. Uno schifo di situazione, ma quello va bene.

Di Martina Cecco

Secolo Trentino